Greetings from Hong Kong #01



O lei è un genio e sta producendo un capolavoro epocale o forse questo ritratto che sta scattando al suo tipo ha implicazioni psicologiche che meglio sarà, per tutti, evitare di approfondire.
Comunque, siamo ad Hong Kong per scattare un catalogo di moda e una campagna pubblicitaria, e oggi, domenica, mentre famiglie, ragazzini e fidanzati passeggiano sul lungomare leccando gelati e/o scattando opere d'arte destinate a rimanere incomprese, noi, braccianti della fotografia, ci dedichiamo ai sopralluoghi e alle mille prosaiche incombenze che, ahimè, ci toccano, prima di poterci mettere - finalmente - a fare click pure noi. Tra cui questo post, oggi così stringato da sembrare una cartolina.

Avenue of the Stars, Hong Kong. Photographed by Toni Thorimbert.

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The scream ( L'urlo)

Lei, chiamiamola Maria, è giovane, un po’ rotondina. Capelli lunghi scuri, belle labbra carnose, sguardo timido e la voce come un sussurro. Fa un master di alta fotografia a Modena.
I miei due giorni di workshop lì, si intitolano, un po’ provocatoriamente, “ la nuda verità”.
Gli studenti, una dozzina, hanno scattato nei giorni scorsi un autoritratto di cui oggi parleremo. Quando viene il suo turno, Maria proietta il suo: un primo piano con un paio di baffoni finti. Spiega: “ Io ho un tic, mi metto sempre una ciocca di capelli tra naso e bocca, come fossero dei baffi, allora ho fatto questa foto”. Silenzio. la foto è ok , ma qualcosa non convince. Allora ne proietta un'altra: E' simile, ma non ha i baffi finti in questa, fa veramente il gesto necessario a tenere la sua ciocca di capelli sotto al naso.
E per farlo deve mettere, per forza, due dita davanti alla bocca. “A me sembra”, dico io “che i baffi da uomo non c’entrano, mi sembra invece che con questo gesto tu ti stia proprio impedendo di parlare, che tu ti stia tappando la bocca”.

Ore 10 del mattino dopo. Gli studenti scatteranno, ognuno a turno, delle foto ad una modella per chiudere il cerchio con l'autoritratto che abbiamo commentato il giorno prima: contrapporre, abbinare, capire, svelare.
La modella, nuda come la verità, appunto, aspetta leggendo un libro semisdraiata sul fondale nero. Ora è il turno di Maria che entra nello studio, visibilmente emozionata. Armeggia un momento con la fotocamera e l'esposizione, poi va dritto al sodo. Alla modella dice: “ puoi fare finta di urlare?” la modella dice "...Ok" e lo fa: simula un urlo, la bocca molto aperta. Maria scatta. Allora dico “ perché non la fai urlare veramente?, anche se in foto la voce non si sente, penso che la sua espressione sarà più convincente” “ok” dice Maria. Conta 3-2-1! La modella urla davvero, lei scatta ancora. Già a Maria tremano visibilmente le mani. L’urlo della modella è ok, ma potrebbe essere meglio. Dico a Maria “ senti, per dare una mano alla modella perchè non provate ad urlare insieme?” Si gira verso di me, quasi sbalordita “ ma io non posso urlare” Lo dice serissima, con uno sguardo carico di vera ansia “Io credo che lo puoi fare… prova”. E’ una grande , la Maria. Infatti prende fiato, ora trema come una foglia con tutto il corpo - meno male la macchina è sul cavalletto - e di nuovo conta: 3-2-1! e urlano, ben forte, tutte e due, e lo rifanno altre tre, quattro, cinque volte.
Bellissimo, liberatorio.
Al pomeriggio si proiettano le foto scelte. La Maria mostra uno degli ultimi scatti, dove la modella urla veramente. La modella è anche lei bruna, con i capelli lunghi, alla Maria somiglia - e non somiglia - ma nella foto, nell’urlare, invece gli somiglia parecchio. Sembra proprio diventata Maria, Maria che finalmente lascia andare il suo grido, non più zittita da quelle dita davanti alla sua bella bocca.

"La nuda verità"
Un workshop di fotografia di Toni Thorimbert all'interno del master di alta formazione sull'immagine contemporanea della Fondazione Fotografia di Modena.

Objects ( in the name of love ) - An exhibition curated by Susanna Legrenzi.



Luca Andreoni, Bianco+Valente, Sergio Calatroni, Gianluigi Colin, Giancarlo Iliprandi, Gualtiero Marchesi, Giovanni Muzio, Pier Paolo Pitacco, Lola Toscani, molti altri, ed io, sono alcuni degli...uhm, artisti, fotografi, grafici, cuochi o personalità varie che Susanna Legrenzi ( il suo blog su arte, fotografia e design lo trovi cliccando qui) ha coinvolto per una mostra di oggetti "affettivi" durante la Design Week di Milano. A tutti, oltre all'oggetto, ha chiesto un piccolo testo che lo racconta.

Io le ho mandato il rullino che vedete fotografato qui sotto con questa didascalia:



Proprietario: Toni Thorimbert

Oggetto: Pellicola negativa in bianco e nero Kodak TRI-X 135/36.

"Sembra un’oggetto di un’altra epoca, di quelli che potevi trovare sullo scaffale desolato di una bottega di Berlino est, prima che venisse giù il muro. O un reperto scaduto, vittima, che so, dell’embargo americano a Cuba. Invece è un normalissimo e funzionante rullino in bianco e nero della Kodak. Lo puoi comprare, scattare, sviluppare. Le foto vengono. Personalmente non lo rimpiango, il rullino, ma gli voglio un gran bene. Abbiamo lavorato insieme per anni e pur sembrando ormai obsoleto contiene tutto quello che serve: tecnologia, design e trentasei potenziali capolavori. Bello no?"

Toni Thorimbert.


Walter Voulaz presents:

Objects
(in the name of love)

Milano Design Week

17 -22 Aprile

Curated by Susanna Legrenzi

Via Manzoni 29 Milano.

Opening Party: 20 April 6,30PM


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Fondazione Forma>Sotheby's Milano>The auction sale>12 April 2012

La compagnia è di quelle davvero buone. La causa anche.
La Fondazione Forma a Milano è un luogo molto importante per la diffusione della cultura fotografica in Italia.
Ma la cultura, si sa, costa; e per contribuire a rimpolpare le casse della Fondazione Giovedì 12 Aprile Sotheby's metterà all'asta opere donate per l'occasione da diversi fotografi.
I nomi sono importanti: Erwitt, Giacomelli, Ernst Haas, Herbert List, Danny Lyon, Henri Cartier-Bresson, Vincenzo Castella, Dennis Stock e molti, molti altri, ma è la qualità delle immagini scelte che francamente mi ha colpito.
Insomma, non è un'asta proprio qualsiasi, e sono molto fiero di esserci con una mia opera.
Qui sotto alcune schermate dal PDF del catalogo.











LA FOTOGRAFIA PRENDE FORMA
Asta a favore della Fondazione Forma per la Fotografia
12 aprile 2012
Ore 10.00-13.00 e 14.00-18.00 preview opere
Ore 18.30 cocktail
Ore 19.30 inizio asta
Sotheby’s Milano
Palazzo Broggi, via Broggi 19


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Riders, "The body issue", April 2012

Ha appena fatto il secondo posto in volata dietro a Marc Marquez, ma la sua gara in Quatar è stata da numero 1, assolutamente. E non lo dico certo solo io, e non lo dico perchè Andrea Iannone è, da un bel po' la mia "faccia da schiaffi" preferita.
Mi era stato pure sulle palle. ma è logico. L'avevo visto in un motorhome, con la tipa, un paio d'anni fa. Arrogante. spocchioso. L'avevo frettolosamente catalogato.
Poi l'anno scorso, la rivelazione: A Jerez lo vedo passare, sul motorino da paddock, cresta di capelli da tamarro, scucchia e denti digrignati, gomiti alti. Un personaggio da fumetti, un bastardissimo Zanardi* delle piste. E in quel momento l'ho "visto" e l'ho capito e, poi conoscendolo, mi è piaciuto di brutto.
Il pezzo di Moreno Pisto ce lo racconta molto bene.
L'ho fotografato da allora diverse volte. Questa volta per la copertina di Riders, dove dice con tutto se stesso: "sono un bastardo. Problemi?"

*famoso eroe dei fumetti di Andrea Pazienza









Qui sotto il backstage:







Con Fabio D'Onofrio al trucco








con Filippo La Bruna e Francesco Casarotto






La Claudia. Top pure lei.

Racconta nel pezzo Moreno Pisto: "Ed è così che ci ritroviamo alle 23,13 di un martedì qualunque a fare i traversi in una rotonda alle spalle dell'università più famosa d'Italia... Le gomme della BMW M3 Nero opaco col tettino personalizzato stridono sull'asfalto. Sembrano un bambino che piange, si fanno sentire dalle prostitute che assistono immobili e impaurite e dai residenti che dalle finestre applaudono, non si sa se sarcasticamente o per sincera ammirazione..."

Qualche giorno fa mi sono trovato da quelle parti e ho filmato questo...chissà se era proprio lui?



"Andrea Iannone: I am a motherfucker"

Photographed by Toni Thorimbert
fashion editor Filippo La Bruna
Photo editor: Stefania Molteni

Backstage photography by Giorgio Serinelli.

Questo qui sotto invece è lo speciale Motomondiale, chiamato anche "the body issue".
Per questo inserto " da staccare e conservare" io ho scattato i ritratti, durante la motogp a Misano, lo scorso Settembre, mentre il grande Gigi Soldano ha tirato fuori dal suo archivio segreto le sue migliori, inedite, foto dalle piste di tutto il mondo.
L'idea era di sviscerare, con l'accostamento delle foto e le interviste, l'idea di "performance totale".
Oggi, nelle corse nulla è lasciato al caso, e l'obbiettivo è la prestazione assoluta.
A partire dal corpo dei piloti, dalla filosofia che sta alla base del loro allenamento, per trovare l'interazione perfetta tra corpo, mente e moto.


Colin Edwards, Motogp


Michele Pirro, Motogp


Nicky hayden, Motogp


Ben Spies, Motogp


Bradley Smith, Moto2


Amirul Hafiq Azmi, Red Bull Rookies cup


Lorenzo Baldassarri, Red Bull Rookies cup.


Andrea iannone, Moto2


Andrea Dovizioso, Motogp


Simone Corsi, Moto2


Stefan Bradl, Motogp


Randy de Puniet, Motogp


Maverick Vinales, Moto3

Qui sotto il backstage:



Andrea Dovizioso



Nicky Hayden, qui sopra e nelle due immagini qui sotto.







Bradley Smith



da sinistra: Michele Pirro, Moreno Pisto, Dave Farabegoli, Stefania Molteni.



Andrea Iannone



Gigi Soldano



Stefan Bradl



Randy De Puniet

"The body issue"

Photographed by Toni Thorimbert (portraits) and Gigi Soldano (on track)
Photo editor: Stefania Molteni

Backstage photography by Giorgio Serinelli.

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The good old days, by Matteo Oriani.

Questa fotografia ha vinto, nel 1931, il primo premio nella categoria "still-life" nel più grande concorso fotografico per fotoamatori mai realizzato al mondo.



Quando l'ho vista ho pensato: Wow, guarda qui il fotoamatore! Dopo una piccola ricerca, ho scoperto che è stata realizzata da Katsuteru Nozahi, un signore giapponese di Okayama con una macchina fotografica Sanderson.
Cos'è una Sanderson? Avete presente una Deardorff? Stessa cosa.*
Il signor Katsuteru Nozahi, fotoamatore, oltre a fotografare con una macchina fotografica a lastre con il soffietto, sviluppa e stampa le foto da sè. Come lo so? Beh, lo immagino: la bottiglietta di vetro della foto è un contenitore di Rodinal, liquido di sviluppo per negativi dell'Agfa.
Trovo la composizione molto speciale nella sua convenzionalità, con alcune intuizioni azzeccatissime. Il "vaso" usato, prima di tutto, è uno strumento che il signor Katsuteru Nozahi usa per il suo hobby, direi un omaggio alla sua passione.
Ha voluto dare dignità a quello che molti considerano uno scarto.
Nell'inquadratura la base viene tagliata, non per sminuire il ruolo del vasetto ma, anzi, per compensare la sua proporzione con quella della composizione floreale, portando gli elementi in equilibrio.
Il soggetto è leggermente decentrato sulla destra, sempre per la volontà di equilibrare la composizione.
I tre soffioni sono disposti in un disordinato rigore molto espressivo.
I due più alti, si piegano verso sinistra, cercando spazio vitale, spingendo la composizione naturalmente verso destra. Il vasetto non è al centro, ma è come se lo fosse perché la disposizione del mazzolino riequilibra il tutto.
Una immagine molto semplice, delicata, elegante. Non vorrei dire una banalità dicendo "molto giapponese", ma mi sembra così.
La luce è quasi caravaggesca con l'illuminazione di una finestra (si vede il tipico riflesso nel vetro) alla sinistra del soggetto.

Insomma, nel 1929, quelli della Kodak decidono di organizzare, negli Stati Uniti e Canada, il più grande concorso fotografico della storia per promuovere la vendita di apparecchi fotografici e pellicole e riempirsi le tasche di soldi.
Il concorso ha un successo enorme e nel 1931 diventa di livello mondiale con migliaia e migliaia di fotografie partecipanti.
Fotografie che ora sono custodite nella Biblioteca Rush Rees dell'Università di Rochester, New York.
La giuria del concorso, formata da "esperti", suggerisce furbescamente di fotografare bambini: i figli so' piezz 'e core in tutto il mondo. Infatti il primo premio del primo anno del concorso, che andrà avanti fino agli anni 40, lo vince questa foto:



L.L. Martin, l'autore, vince 2.500 dollari, più di 30.000 dollari di oggi.

Ok, è una foto davvero bella. Ma guardate queste:



Non vince nulla. Una fotografia estremamente dinamica, "rumorosa" quasi. Con una enfasi notevole.



Questa qui sopra vince 5 dollari. E' una fotografia immortale. Attualissima.
Un art director di oggi la userebbe ovunque, cambiando solo il costume da bagno.



Questa vince 10 dollari nella categoria "Unusual Photographs".
Pensate che queste foto hanno più di 80 anni, realizzate quindi da persone nate 110/120/130 anni fa. La fotografia non era roba da ragazzini.



Vince 10 dollari. Questa l'ha scattata una donna, la moglie del signore che legge. Molto umoristica e delicata. Racconta un bel rapporto tra moglie e marito.



Quest'altra vince 5 dollari. Capolavoro di fotogiornalismo. Cartier Bresson insegna. Quello che rende speciale questa foto, già meravigliosa di per sé, è il ruolo della signora sulla sinistra. Tutte le persone che sbirciano per curiosare in modo poco dignitoso e inelegante, sono maschi. Uomini e bambini. La signora, in quanto donna, non si "abbasserebe" mai e si limita ad osservare la scena. Provate a coprire la figura della signora. La foto ha un altro significato o, semplicemente, meno intensità.

Tutto questo per dire, ancora una volta, che la fotografia è cambiata molto con la morte della pellicola.
Adesso si può discutere all'infinito se in meglio o in peggio, ma si può dire con certezza che i fotografi dilettanti avevano una Cultura fotografica e, per realizzare il loro Progetto, sapevano scegliere un'ottica, una pellicola, impostare tempi e diaframmi e alcuni conoscevano addirittura il difetto di reciprocità o legge di Schwarzschild! Facevano foto per puro divertimento e colto passatempo.
E pensare che la Kodak, intesa come industria, ha paradossalmente una responsabilità enorme per la morte della pellicola.
Infatti, dopo essere stati i primi a lanciare una macchina fotografica interamente digitale basata sul corpo della mitica Nikon F3 nel 1991 (10 kg di peso e 30.000 dollari di costo con prestazioni di tutto rispetto), non hanno avuto il coraggio e la lungimiranza di lanciare una macchina "consumer", pronta già poco dopo, perché avevano avuto paura di cannibalizzare il mercato della pellicola.
Ma, come ha detto Steve Jobs: “Se non ti cannibalizzi da solo, ti cannibalizzeranno gli altri”.

Matteo Oriani.

* Si, si: una piccola citazione da Blade Runner

Matteo Oriani è un fotografo.
Colto ed acuto osservatore delle immagini e delle menti che le producono.
Insieme a Raffaele Origone forma il duo professionale Oriani-Origone.
Nelle loro foto danno vita ad oggetti altrimenti inanimati.


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