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Ricordi? Milano, December 13, 2017


























Shot with Leica Q
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Rimini, Italia.



Ho una lunga storia d'amore, con Rimini.

Ci sono stato in tutte le salse: Intossicato di LSD a dormire sotto i mosconi in spiaggia negli anni settanta, ossequiosamente accolto dal direttore del Grand'Hotel negli anni ottanta.

Il mare fa abbastanza schifo. E' vero.
La piadina è buona veramente solo in un posto. C'è un casino di gente, sempre.
Il traffico è come a Milano, anzi, molto peggio.
Rimini è provinciale, piccola e pure borghesuccia.
Però invece, quando ci vai e la vivi davvero scopri che è tanta roba.

L'energia delle persone fa la differenza.
Ci sono posti a Rimini, con un "edge" situazionista che nemmeno a New York negli anni '90.

Ma insomma, chi già conosce Rimini, un'entità territoriale vasta e dai confini indefiniti che trova posto tra collina, mare, centro storico, via Emilia, piste di "Go-kart", centri commerciali, "Italia in miniatura" e quant'altro, lo sa: la ama o - eventualmente - la odia, chi invece non la conosce avrà quest'estate un accesso privilegiato a tutta la faccenda grazie ad un'iniziativa molto figa di Chico de Luigi e delle sue CAMERECHIARE: casa, cucina, laboratorio creativo, biblioteca e luogo di adozione di tutti quelli che amano la fotografia in quel di Rimini, un "summer camp" dedicato a mettere le basi di un progetto molto ambizioso ma, io credo, necessario: scavare le fondamenta per costruire l'immagine contemporanea di questo luogo caleidoscopico.
Ci saranno, udite udite!!, Jacopo Benassi, Chico de Luigi ovviamente, Settimio da cui ci aspettiamo un'adesione definitiva, ci sarà Stefania Molteni, photo editor, curatrice e art director, e Toni Thorimbert, cioè io, dal 9 al 13 Agosto e quindi nel momento assolutamente "clou" della stagione a mettere le basi di questa avventura volutamente trasversale e fluida sia nelle sue promesse che nei suoi potenziali "output": diventerà un libro? una mostra? starà sul Web o sulla carta? chi saranno i prossimi autori e i loro prossimi soggetti? vedremo...Lo scopo adesso è quello di lasciare una traccia fotografica del nostro passaggio, depositare il nostro sguardo su questa esperienza.

Ad oggi c'è posto per altre 6 persone a cui promettiamo una "full immersion" fotografica nella "movida" riminese e un'esperienza fotografica destinata a diventare un momento importante nella cultura fotografica e nella documentazione di un territorio.

Per saperne di più scrivete a: camerechiare@gmail.com

oppure cliccate su:
http://www.camerechiare.it/2017/06/09/913-08-2017-camerechiare-summer-photo-workshop/

La foto è di Chico De Luigi.


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Io non esiste: Fenomenologia di Settimio Benedusi.

Nel film sono tutti negri, tranne il prete che è un bianco ma non somiglia affatto ad un prete. E’ vestito come un militare ma ha gli occhi buoni.
I neri suonano.
La macchina da presa si sposta da destra verso sinistra.
Ci sono baracche. I negri suonano una grancassa.
Suonano una canzone tipica da banda. Potrebbe essere New Orleans, poi la macchina ancora carrella e si vedono altri negri che tirano giù da un camion dei fagotti come di stracci, ma da un fagotto spunta un braccio. Sono corpi, sono morti, cadaveri.
Le mosche sono così tante da oscurare quasi lo schermo, si capisce che fa un caldo e un puzzo infernale perchè il camion è pieno di morti; alcuni fagotti sono più piccoli: sono bambini.
Nessuno sa che cazzo sono ‘sti morti, perché stanno in quel camion, nemmeno Settimio, che ha girato il film.

Ad Haiti, per una Onlus.

Me lo fa vedere, e ancora ne parla con la voce di un fotografo fighetto capitato là e certamente sconvolto, ma del film non gliene frega niente, non vuole farne “un reportage” grazie a Dio. Non so nemmeno se ha fatto delle foto di questa roba.

Belen dice a Settimio che lei, invece, vuole essere fotografata con un pannellino bianco.
Settimio, che non lo ha mai usato in vita sua e disprezza profondamente quelli che lo usano, cede.
Belen esce in copertina. Lo “speciale costumi” da bagno di Sportweek non esce più.
Nessuno sa esattamente perché.

La crisi.

Settimio fotografa il mare con una macchina enorme, la più grande macchina fotografica mai costruita.
Spende un sacco di soldi, che non ha, per la pellicola. Ma le foto del mare che fa con l’iphone sono meglio.

Mangiamo zuppe di Udon di sabato a pranzo in un giappo a Milano.
Non ci sono più soldi. Fa tutto cagare. La fotografia non ha più valore, non vale niente.

Settimio parte da Imperia per Milano, a piedi. Lo ha fatto da ragazzo, pieno di belle speranze, lo rifà oggi, senza quasi più speranze. Ha in tasca 20 euro per le emergenze. Per il resto scambia cibo e alloggio con fotografie. Dice: “vediamo se la fotografia vale ancora qualcosa”.
Qualcosa vale. Qualcuno dice no, ma molti dicono si, scambiano cibo, un gelato, per un ritratto.
Un letto per un ritratto. Scambiano storie. Settimio e queste persone scambiano storie. I ritratti sono belli, tutti noi li vediamo su Facebook e su Instagram.
Le foto sono semplici ma le persone sono felici. Stanno scambiando. I piedi di Settimio sanguinano.

Settimio cambia la foto del profilo di Istagram. In questa foto nuova sembra ciò che è: un uomo buono.

Ma la gente non guarda. Guardano i propri piedi.

Si mette in mutande con sua madre. Il papà è morto, lui lo cancella con Photoshop dalle foto di famiglia.
Fa una mostra. Niente di tutto questo è veramente nuovo, niente di tutto questo è fotograficamente “cool” .
Ma niente.
Lui va avanti, e mentre ad Imperia c’è la regata delle barche dei miliardari lui va in mare di notte coi pescatori, stampa i loro ritratti e li attacca, enormi, sui muri del porto.
Non è nuovo nemmeno questo. Ma per i pescatori è molto nuovo e molto bello. I pescatori lo amano perché lui li ha guardati. Gli regalano il pesce. Lo regaleranno a lui tutta la vita. Se vado là e dico che sono suo amico lo regalano anche a me. Tutta ‘sta roba appare sui social. Ma non è merda social.

La crisi continua. Spietata. Dice settimio: "il mio successo è la causa del mio insuccesso".

Finalmente un Vero Cliente chiama. Vuole fare la “campagna pubblicitaria”
Le foto sono quello che sono, ma Settimio incalza: "Fotografiamo anche tutti gli operai che hanno costruito questo posto". Il posto è un centro commerciale del lusso, un fantasma ex novo in un decadente film di fantascienza.
In mezzo al nulla. Devi farti largo tra i lupi per arrivarci, davvero. Ma loro ci credono, e ok. Va bene. Crediamoci.

Un lunghissimo muro pieno di operai fotografati su fondo bianco. Niente di nuovooooooo…..
Sorridono felici, ecco forse questo è nuovo, cazzo hanno un lavoro, devono essere felici. Ma non tutti vedono.

La fotografia “alta” è occupata ad osannare fotografi cinesi che fotografano pali della luce in Alaska.

Il cliente pompa, Settimio risponde: “Io non esiste”.
La pubblicità è terribile: Blade Runner per i bambini dell’asilo: Puoi avere un ritratto di Settimio Benedusi GRATIS, ti rendi conto?
Ma questa è la legge.



Parcheggio a kilometri di distanza. Cerco tracce di Settimio tra negozi di Liu Jo deserti. Seguo delle persone, che fortunatamente vanno proprio lì. E c’è questo stanzone enorme. Non è una galleria cool. Lo studio fotografico è un bugigattolo dipinto di verde acido con dentro un tubo al neon da 9,90 al Brico. Ma le foto sono stampate grandi, Settimio ha un camice bianco, il tecnico della stampante anche, l’assistente anche. E’ un dettaglio importante: loro sono lavoratori, operai della fotografia. Oppure sono come il prete coi chierichetti: officiano la messa della fotografia, la dispensano come un'ostia, una benedizione. Lo studio è un confessionale. Settimio attacca le foto con una sparapunti. Dice tutto felice: "praticamente le faccio per questo, per attaccarle con la sparapunti". Spem, spem, fa la graffetta nel muro di cartongesso.

Entriamo nel bugigattolo, sorrido, Settimio scatta. Non puoi non sorridere te lo dico. E’ impossibile, nonostante io abbia imparato da Lapo a strizzare gli occhi e a fare la faccia da figo, sempre. Ma qui, è come nel saloon, come in chiesa, devi lasciare le armi all’ingresso, qui si entra disarmati, capito? Tutti lo siamo, sorridenti come beoti nelle foto di Settimio nel centro commerciale. Capito la storia?
“Lasciate una traccia del vostro passaggio” diceva Vaccari alla Biennale di Venezia del 72.
Il 1972, non so se mi spiego.
Aveva piazzato una cabina da fototessere, la gente aveva fatto la mostra facendosi le foto e attaccandole al muro. Era diventata un' “Esposizione in tempo reale” così l’aveva chiamata, il Vaccari.
Nasce tutto da lì. Avedon: “In the american west”: si stagliano i cowboys sul fondo bianco. Ma Dick lavora soprattutto per passarci lui, alla storia, altro che “io non esiste”, così fa il buon Toscani con “Razza umana” titolo che già contiene sinistri presagi di estinzione, grande ambizione e quel zic di disprezzo, quello che Oliviero volentieri regala al mondo che poco condivide.

Ma Settimio, lui no. Lui ti guarda. Ti accarezza, ride, è felice come un bambino.
“Io non esiste” : il suo Io o il tuo IO? Siamo una moltitudine, siamo unici, siamo vivi, siamo nella merda: c’è qualcosa di salvifico in tutto questo.
Niente di tutto questo è “cool” Settimio potrebbe ambire a diventare il fotografo meno cool del mondo, ma il suo fallimento sta diventando il suo successo.

Guardiamo i numeri: “Io Non esiste” gli ha fruttato una cifra che non fatturava da anni. L’azienda che ha staccato l’assegno ha ricevuto in cambio un evento di tre giorni, portato centinaia di persone in mezzo al nulla, legato il brand ad un’emozione positiva che è stata rimbalzata da tutti su tutti i social media possibili e immaginabili, con un ritorno di immagine, contatti e likes incalcolabile; una operazione, semplice, positiva, comprensibile, vera, e allo stesso tempo, di fatto, totalmente virtuale, con risultati di penetrazione che nessuna strategia da ufficio stampa coi loro fakes contenuti social del cazzo poteva mai ottenere.
La gente si è portata a casa una fotografia stampata, grande, bella. Una bella foto, una fotografia non "alta", ma bensì una fotografia "bassa", molto terrena, uno sguardo affezionato e umano, mica un “selfie”, mica una pugnetta, come la vuoi chiamare, è chiaro il concetto?
Energie sono state scambiate, parole, battute, stronzate.

Un’identità è stata R E S T I T U I T A.



Tu esisti. Io, forse, non esisto, ma tu si che esisti. Cazzo, hai detto niente….

Umanità. Questa è la parola che aleggia qui, tutto intorno a tutto questo. Si sgranchisce le gambe, l' Umanità, e appare inattesa, sotto forma di una faccia sorridente, come un valore, merce di scambio, prodotto semi lavorato industriale, fototessera, traccia del tuo passaggio, di tu quello che ti pare.

Però c'è.


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Thorimbert Fashion Experience @ Leica Akademie


Si chiama “Thorimbert Fashion Experience” e sarà fighissimo.

Sta dentro al programma della Leica Akademie, ma non è un workshop

L’ho pensato come un’esperienza attiva, un laboratorio sperimentale, un luogo dove mettere le mani in pasta, con “compiti a casa”, provocazioni, approfondimenti legati sia all’operare fotografico che alla comprensione dei linguaggi della moda.

Niente modellina, vestitino, flashetto, ombrellino.

Durerà 4 mesi, da Marzo a Giugno, una sera a settimana, 16 lezioni.

Si rivolge ai fotografi, ovviamente: per chi ha la passione della moda e a quelli che la moda già la masticano, ma anche a quelle persone che la moda semplicemente la amano, la fiancheggiano, sono curiosi, e che forse, anche grazie a questa esperienza, un giorno useranno la fotografia per esplorarla, raccontarla, farla propria.

I “Contributors” sono al top assoluto: Giovanna Calvenzi: Photo editor, curatrice, storica della fotografia: Lei sa, punto. Silvia Meneguzzo, senior fashion editor: la sua passione, la sua assoluta dedizione allo stile e al perfezionismo sono i miei compagni di percorso da quasi vent’anni, Ennio Capasa, Fondatore e Direttore Creativo di Costume National, colto e sofisticato protagonista della moda italiana, e poi Nora Suardi, virtuosa di Photoshop, che da anni si occupa, tra l’altro, della postproduzione delle mie immagini, Roman Gasser, makeup artist e Gianluca Guaitoli, Hair stylist: loro sono eccellenza: sanno dare alla bellezza un suono profondo ed intenso. E i fotografi ospiti,: Alessio Bolzoni, un innovatore, genio della fotografia in movimento, Settimio Benedusi, generoso e controverso provocatore, e Lady Tarin, con il suo sguardo contemporaneo sul nudo e sulla moda.

E poi Leica, e le Leica.

Tanta roba.

Se non lo facessi già come autore, giuro, lo farei come studente.





"La moda è un gioco.

La moda è un prodotto concreto e reale, espressione industriale delle strategie di marketing di imprese multinazionali.

La moda riflette i mutamenti della società in cui viviamo e si nutre della inarrestabile evoluzione della tecnologia, la moda interpreta la bellezza del mondo ma anche le sue contraddizioni, i suoi contrasti, in una continua rielaborazione dei suoi codici estetici.

La moda è faccenda serissima, ma anche frivola, leggera; non solo sta in un colore, o in mille, ma nelle loro infinite sfumature, in quel taglio di luce che scolpisce la forma e svela l’anima di un abito, sta in una ciocca di capelli mossi dal vento, in uno sguardo, in quel movimento intravisto mentre scendiamo dal tram. La moda non è il vestito che abbiamo comprato, ma la vita che prende quando lo indossiamo.
Così è la fotografia di moda: continua ricerca ed espolorazione di linguaggi, contesti e prospettive, desideri e seduzioni. E’ una disciplina che richiede flessibilità, inventiva, passione, creatività.

La moda non è una cattedrale, è una strada.

Thorimbert Fashion Experience è il laboratorio creativo che la incrocia, un ambito dove chiunque usi la fotografia come mezzo espressivo trova il suo spazio e la sua voce, uno spazio per le domande e dove le risposte sono domande nuovamente formulate, un crocevia di stimoli che saremo noi a trasformare in immagini.

La moda siamo noi."

Toni Thorimbert


Notizie pratiche, moduli di iscrizione, la lista dei contributors e una breve descizione del programma cliccando questo link:
http://www.akademie.leica-camera.it/portfolio-articoli/toni-thorimbert-fashion-experience/

The image above: Photograph by Toni Thorimbert for Io Donna magazine from the fashion essai: "Real show", 2006. Styled by Silvia Meneguzzo.


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At least but not last: Benedusi vs. Thorimbert...



Marzo 2009

Allora, ultimo, per modo di dire, round tra Settimio e me, dove ognuno torna a parlare dal proprio Blog...
Come è andata? Credo bene. Io mi sono molto divertito, e come si dice spero che tutti si siano divertiti altrettanto. Se devo tirare qualche somma direi che tra me e Settimio i punti di vista sono piuttosto compatibili forse a riprova che le basi per un percorso professionale di un qualche successo sono più o meno quelle nonostante le differenze di gusti e di stile. Molte altre cose influiscono sulle nostre capacità e specificità nel comunicare attraverso la fotografia, non solo quello che vorremmo avere in garage!
Detto questo trovo molto interessante anche la foto "doppia" che qui pubblico, e che anche Settimio pubblica sul suo blog. Siamo anche lì, visibilmente figli della stessa cultura, anche se Settimio, forse per via del fondo bianco, ma soprattutto data la sua posizione e sguardo, sembra avere un approccio più immediato e disponibile ad accettare ed inglobare il mondo, mentre io mi vedo più propenso, visto la posizione inclinata della testa e lo sguardo dal sotto in su, ad un atteggiamento più guardingo e selezionatore. Sarà così? Ai poster, l'ardua sentenza...Intanto brindo, anche se virtualmente, a una nuova amicizia a cui già tengo moltissimo...e vediamo cosa ci inventiamo per il futuro!

Toni Thorimbert.

Qui il link per il commento di Settimio Benedusi.

Settimio Benedusi vs. Toni Thorimbert: the "double interview" part two.

Marzo 2009
Seconda parte dell'intervista doppia con Settimio..dunque..eravamo rimasti:

TT: Con grande fatica riesci a recuperare (dal famoso incendio) i files delle tue foto da un Lacie di backup che il fuoco ha risparmiato. Miracolosamente si sono salvate solo 3 tue immagini.
Preghi che siano queste tre…

Settimio Benedusi: E quindi la time machine del MAC funziona! Bene...
E che fortuna che si siano salvate proprio le mie tre immagini preferite!




Top: Photographs by Settimio Benedusi

SB: La prima immagine l’ho scattata nella prima parte degli anni ottanta, ed ero ancora ad Imperia. L’ho scattata con un banco ottico (che giustamente tu Toni dici che ogni fotografo dovrebbe conoscere ad occhi chiusi, anzi ad occhi bene aperti) 10x12, e con la Polaroid 55, che era quella meravigliosa Polaroid che aveva, come tu sai bene, il negativo incluso: che meraviglia! Tutto quello che si vede quindi NON è photoshop, ma solo un tempo lungo di esposizione e una amica brava a stare in equilibrio tra le onde. Qualcuno una volta disse “noi siamo la nostra storia”, e io penso che questo sia profondamente vero. Quello che siamo adesso, deriva da ciò che siamo stati nel passato, e nonostante siamo decisamente cambiati e cambiamo ogni giorno, nello stesso tempo siamo ciò che siamo sempre stati.
Questa fotografia che io ho fatto in una giornata d’estate del 1984 è la fotografia che continuo a fare da più di vent’anni: dentro c’è tutto, contiene tutto.
C’è la femminilità (qualche anno dopo non avrei avuto dubbi a chiedere alla modella di togliersi il costume, sarebbe stato sicuramente meglio), c’è l’atmosfera, c’è il mare, c’è un’idea, c’è emozione: tutte cose che ho continuato a fare fino ad oggi...
La seconda immagine, testimonia ciò che ho appena detto. L’ho scattata alle Maldive per Sports Illustrated quest’anno. Non è forse la stessa immagine più di vent’anni dopo?

La terza immagine per me è molto importante. Fa parte di un progetto che prima o poi sarà reso pubblico. Adesso esce dal mio studio veramente grazie a te. In qualche maniera è l’evoluzione delle due immagini precedenti, c’è sempre il corpo femminile, c’è sempre l’acqua, ma il tutto reso molto più essenziale e simbolico.
Insomma, c’è il passato, il presente e il futuro: in questa maniera sono abbastanza sicuro di dare un idea di chi sono ai miei futuri clienti...


TT: Il tuo book è ovviamente bruciacchiato, tre immagini le hai salvate con il Lacie ma sono un po’ poche. Dovendo ricominciare, quale sarebbe il primo servizio che vorresti fare?

SB: in questo periodo sento molto un’esigenza di verità. In questo trionfo di digitale/photoshop/luci/bank e tutto di più, penso che la voglia di tutti sia di realizzare qualcosa di vero. La stessa formula del tipico redazionale di moda con la modella che in sei pagine ha sei outfit diversi secondo me ha rotto. Cosa voglia dire “verità” relativamente ad un servizio di moda non lo so bene neanche io, ma fare in modo di scoprirlo, soprattutto se avessi vent’anni e mi affacciassi a questa professione.
Fatto questo servizio di moda “vero”, probabilmente lo vorrei pubblicato su una free press, o su una rivista on line, insomma su un supporto che possa essere libero, il più libero possibile. Le regole del marketing editoriale e degli inserzionisti fanno a pugni con la creatività, e quindi fossi giovane e pieno di energie vorrei che niente (se non il gusto) possa “sporcare” il mio entusiasmo creativo.


TT: Errori da non rifare?

SB: A parte che ovviamente rifarei tutto ciò che ho fatto, errori compresi, però se proprio debbo pensare a qualcosa che farei, diciamo in maniera diversa, diciamo che mi comporterei con più coraggio. E' una cosa che dico sempre a chi comincia, penso sia un classico: chi inizia a fare questa, ma penso anche una qualsiasi, professione ha la tendenza ad essere prudente. Se apro un nuovo ristorante penso di proporre spaghetti al pomodoro, perchè piacciono a tutti e quindi penso che saranno un successo assicurato. Purtroppo/per fortuna non è così: se si apre un nuovo ristorante, soprattutto in un posto pieno di ristoranti, è indispensabile che faccia una cucina nuova e originale. Vegetariana/vietnamita, ad esempio. Solo così avrò buone possibilità di successo. Fuor di metafora, penso quindi che un giovane debba rischiare, molto. E io non ho rischiato, sia creativamente e sia "logisticamente" abbastanza.


TT: Arte contemporanea e fotografie da comprare...budget ilimitato...

SB: Penso che la maggior parte della gente compri arte solo perchè è di tendenza e fa figo avere un pezzo in casa che costa 100.000 euro del tizio cinese tanto di moda. Io amo comprare invece ciò che amo. E quindi (dopo aver strozzato, questa volta veramente, il mio assistente quando scopro che si sono incendiati anche i miei disegni di Andrea Pazienza) ricerco disperatamente e ricompro solo una cosa: i miei amatissimi disegni del mio amatissimo Andrea Pazienza.
Poi sarebbe il momento delle fotografie: dopo aver segato il cadavere del mio assistente quando scopro che sono andate in fumo anche le mie adorate fotografie vintage ricompro i grandi classsici: un Ansel Adams, un Edward Weston e un Richard Avedon


TT: studio nuovo?

SB: ricostruirei dalle macerie un nuovo studio nell'esatto posto dove è ora, con il meraviglioso mercato vicino il venerdì, e tutto il mio “barrio” intorno. Se però prendessi delle decisioni radicali troverei un posto altrettanto bello in Cina, a Beijing.


TT: nel garage?

SB: questa domanda, caro Toni, te la sei fatta su misura per te! Non ho letto ancora le tue risposte, ma sicuramente ci sarà un meraviglioso elenco di super moto. Nulla del genere per me, solo un normalissimo motorino. Niente di più (niente macchina) nulla di meno (niente bici). Solo un motorino per scorrazzare veloce per la città.


TT: che vestiti ti (ri) compri?

SB: domanda importante questa. Veramente! Nel senso, che c'è poco da fare: l'abito fa il monaco. E lo fa soprattutto nel nostro caso, che non vendiamo semplicemente una bella fotografia, o una bella luce, o una bella modella fotografata bene. No! Noi vendiamo buon gusto, e il buon gusto si legge anche attraverso una maniera di vestire, non certo alla moda, ma elegante. Elegante deriva dal latino eligere, e cioè scegliere. La capacità di scegliere, e non di essere scelti, quindi di avere un proprio stile, è molto importante.
Tutti i bravi fotografi che ho conosciuto avevano due cose: belle case e un bello stile nel vestire.
A me fanno felice due out fit: quello da shooting e quello da tutti i giorni. Quello da shooting impone pantaloni militari con le tasche, camicia levis di jeans e scarpe da ginnastica. Quello di rappresentanza una t-shirt nera, una maglia leggera in cashmere, una bellissima giacca scura con le asole aperte, dei pantaloni di cp company un po' militari e le blundstone.


Settimio Benedusi

Le mie risposte, alle stesse domande, le trovate sul blog di Settimio Benedusi

La prima parte della storia la trovate poco più giù...

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Here we are!, Settimio Benedusi answers: Part One.



Settimio Benedusi. Self portrait, Malesia 2007.

Caro Toni, innanzitutto sono veramente onorato del fatto che tu abbia pensato a me per il tuo "questionario": spero di esserne all'altezza!
per non parlare poi del fatto che tu, nonostante i tuoi mille impegni, possa trovare il tempo per pensare a come cercare di aiutare chi vuole cominciare questa nostra meravigliosa professione: bravo!

provo quindi a rispondere a una prima parte delle tue domande...

-I primi tre libri fotografici:
Mi fa veramente piacere che la tua prima domanda sia questa, che denota la tua intelligenza: le fondamenta più importanti sono sempre e solo i libri, e cioè la conoscenza, e cioè le idee, che sono ciò che, secondo me, permettono che la casa sia solida e forte. ho sempre immensi dubbi sulle persone le cui case sono prive (incredibile ma frequente!) di libri.
e poi, l'ho già detto varie volte, non è possibile fare il fotografo senza conoscere fotografi, come non è possibile essere musicista senza conoscere i musicisti, scrittore senza conoscere scrittori etc etc...
Forse ti ho raccontato di una modella con la quale stavo lavorando in South Africa e che mi disse che voleva fare la cantante. quando ho acceso l'ipod e ho messo Chet Baker e lei mi ha detto che non sapeva chi fosse io sono stato lapidario: "mia cara se non conosci Chet Baker non farai mai la cantante..."
quindi, i primi tre libri fotografici:
"La fotografia" di Ugo Mulas. che ricordi! la prima volta che ho sfogliato, annusato, letto, guardato questo monumento lo ricordo come fosse ieri (la fotografia italiana, guarda un po'!, esisteva già nel 1973)
"In the american west" di Richard Avedon. all'apice del suo successo Avedon molla tutto e si mette in viaggio nell'america più profonda, facendo fare alla fotografia ciò che sa fare meglio: documentare. capolavoro assoluto.
"Artificial" di Gian Paolo Barbieri. sono solo tre i libri, quindi la scelta è difficilissima, avrei voluto mettere anche Weston, Adams, Penn, Newton, Klein, Arbus, Weber, Giacomelli, Bresson e mille altri...ma...Barbieri! Barbieri E' la fotografia di moda, non solo italiana ma mondiale: grandissimo
giustamente hai domandato di "libri fotografici" e ciò mi sembra pertinente: ma fammi aggiungere un libro, uno solo, non fotografico. difficile ovviamente scegliere, ma io dico un libro qualsiasi di John Steinbeck: nelle sue pagine c'è, forte e chiara, la fotografia. c'è Steiglitz, c'è Weston, c'è la Farm Security Administration...e c'è pure Avedon...

-le tre macchine fotografiche:
la macchina fotografica è l'ultimo dei miei problemi!
innanzitutto non mi romperei di certo con le inutili discussioni su pellicola/digitale: tutte cazzate. siamo nel 2009 e digitale sia. Le stronzate che spesso sento dire da alcuni fotografi!: "la grana della pellicola" "la profondità della 6x6"...ma chi se ne accorge! nessuno! queste discussioni sono le stesse che sentivo una volta "la secchezza dell'obiettivo Nikon", "la profondità della lente Leica", "la morbidezza del 100 mm Canon"...tutte immense cazzate.
se proprio devo dire però, oggi, dico: Canon G10 (per portarla sempre in giro), Canon eos1 ds mark 3 (per scattare le cose serie), Canon d5 mark2 (per scattare e fare anche i video)

-le tre attrezzature digitali:
portatile Mac potente
fisso Mac potente
schermo di qualità con calibratore colore

-le prime tre riviste:
quanto mi piace sfogliare, comprare e leggere riviste! uno dei momenti di felicità della mia vita è quando sono in qualche aeroporto, ho due ore davanti a me per aspettare qualche volo e posso naufragare in quelle belle edicolone zeppe di ogni ben di dio! guardo tutto, anche le riviste di caccia e pesca (di cui non me ne frega nulla...)
quindi:
"L'internazionale" non è di fotografia?!?! e allora? a parte che ha piccoli ma meravigliosi reportage fotografici e poi è l'unica rivista italiana che aiuta a conoscere il mondo: e conoscere il mondo è fondamentale per fare il fotografo...
"Love" nuova rivista inglese, primo numero appena uscito, se non altro per la bellisima copertina, starring Beth Ditto
"?" nel senso che la terza non c'è. avrei voluto mettere "pop" oppure "numero" oppure "10" oppure "an other magazine" oppure "purple", ma nonostante siano tutte bellissime, fighette ma bellissime, e pure sempre all'avanguardia, mi sembrano anche già viste e straviste e quindi sempre prevedibili. è il concetto di "redazionale di moda" che io penso andrebbe radicalmente rivisto, ma il discorso si farebbe lungo...
diciamo allora, sulla fiducia, che la terza rivista sarà quella che faremo io e te, ok Toni?

-tre cd
quando scatto a volte mi piace che ci sia la musica, ma più spesso no: sia io che la modella dobbiamo trovare l'energia in noi stessi, non fuori di noi...
però la musica nella mia vita è fondamentale, e nel mio studio/casa/auto c'è sempre. trovare quindi solo tre album non è facile.
ci provo:
"Let's get lost" di Chet Baker. qualsiasi altro suo album sarebbe andato bene lo stesso, ma così almeno ho due piccioni con una fava: Chet Baker+Bruce Weber
"Fabrizio De Andrè" un album qualsiasi, anzi tutti. ero indeciso se mettere De Andrè, perchè non è certo facile scattare o ritoccare, insomma fare il fotografo, ascoltando De Andrè. perchè de andrè fa pensare, e mica facile pensare a due cose contemporaneamente... però pensare fa venire meravigliose idee, utili per poi fotografare...
"Il nome dei pomodori" di Marcosbanda. sorpreso? pure io! come faccio a mettere solo tre album?!?! come faccio a scegliere tra Pink Floyd e Tom Waits? tra Portishead e Joy division? tra Genesis e Traffic? tra Davis e Bach? tra Petrucciani ed Elio? impossibile! e allora ho messo l'ultimissimo album che ho comprato, solo ieri. e oggi mi piace un sacco...

-tre film
toni, certo che sei un bel sadico! solo tre film?!?! e come faccio?!?! ce ne sono 1.322 che mi piacciono da pazzi!
decido di pancia:
"Otto e mezzo" di Federico Fellini. è la nostra storia
"Blade Runner" di Ridley Scott. è il nostro futuro
"C'era una volta in America" di Sergio Leone. è ciò che non vorremmo mai essere
ok, sono tre e tre devono essere, ma fammene aggiungere uno che non è un mio film preferito in assoluto, ma è un film che un fotografo deve vedere, "2046" di Wong Kar-Wai

ok, Toni?
questa è la prima parte delle mie risposte, la seconda metà tra qualche giorno...

Le mie risposte alle stesse domande le potete
trovare su:
www.benedusi.it/blog

Friend and photographer Settimio Benedusi answer some crucial questions about photography, image culture and how to survive after a fire disaster....



Marzo 2009

Con Settimio davanti "al pescatore" di via Vannucci.
Photographed by Giuliano


Mi succede spesso di ricevere mail, telefonate, messaggi di giovani fotografi che chiedono consigli sul cosa e come fare per diventare fotografi.
Non è mai semplice rispondere perché si rischia di dire cose generiche, piene di saggezza e di buon senso, e quindi in fondo inutili.
Per cercare di essere più utile penso che il segreto sia quello di provare a creare una forte empatia con chi incomincia questa professione.
Mettermi cioè nei suoi panni. Non facile, tanto che per cambiare, siccome questo blog parla sempre di me e di come vedo io le cose, provo a girare la faccenda ad un amico fotografo, bravo intelligente e famoso come Settimio Benedusi.
Per lui ho inventato una piccola storia per costringerlo ad azzerarsi, ricominciare daccapo come fosse un pischello e raccontare cosa farebbe…

Caro Settimio, sfortunatamente quel disgraziato del tuo assistente ha appena dato “inavvertitamente” fuoco al tuo studio.
Sei rovinato. Hai perso tutto quello che avevi... Libri, macchine fotografiche, la collezione completa di Vogue Italia, le Polaroid dedicate dalle più belle modelle del mondo etc etc...
Dopo un periodo di depressione, (e di carcere, perché ovviamente hai tentato di ucciderlo), torni in libertà deciso a ricostruire te stesso e la tua storia: naturalmente non hai molti soldi (l’avvocato ti è costato una fortuna) e quindi sei costretto a fare le cose un po' per volta, quindi, liberati i locali dalla cenere e data una bella imbiancata compri una libreria dell'Ikea: quali sono i primi tre libri fotografici che ricompreresti, e perché?

Fai il fotografo, quindi un po’ di attrezzatura devi averla. Tre macchine fotografiche a cui non puoi rinunciare?

Tre attrezzature digitali?

Per tenerti aggiornato, vai in edicola...quali sono le prime tre riviste che compri?

Da Trony, compri un IPOD e un televisore con lettore DVD.
Compri 3 Cd per allietare in sottofondo i tuoi prossimi servizi di moda, (sempre che, dopo anni di carcere qualcuno te li faccia ancora fare) e tre film irrinunciabili per un fotografo.

Con grande fatica riesci a recupare i files delle tue foto da un Lacie di backup che il fuoco ha risparmiato. Miracolosamente si sono salvate solo poche tue immagini.
Preghi che siano queste tre...

Il tuo book è ovviamente bruciacchiato, tre immagini le hai salvate con il Lacie ma sono un po’ poche. Dovendo ricominciare, quale sarebbe il primo servizio che vorresti fare?

A chi lo proporresti?

Ricominciare ha un grande vantaggio: puoi evitare qualche errore del passato. Professionalmente, a parte assumere l’assistente che ti ha bruciato lo studio, quali errori non rifaresti?

In questa sfiga, un tuo lontano parente ci rimane secco, poverino.
E’ uno zio d'america centenario eccentrico e ricchissimo. Il suo lascito è illimitato ma ad alcune condizioni: Puoi spendere i soldi solo comprando arte contemporanea: quali sono le prime tre opere o artisti che compri e perché, e quali sono le prime tre opere fotografiche in cui investi?

Il tuo vecchio studio era in Bovisa, con i soldi dello zio, puoi comprartene uno nuovo dove vuoi. Dove lo compri?

Questo studio, grazie al cielo, ha un capiente garage.
Cosa ci metti dentro?

Dai clienti non puoi mica andare con i vestiti a righe da carcerato, e tanto meno sul set: Qual è la tua “divisa da fotografo”?

Le risposte di Settimio le avrete qui sul mio blog tra qualche giorno...

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