Benedusi and Thorimbert join again their blogs to exchange some points of view about a photography topic: "The assistant".



Toni Thorimbert photographed in Fabio Simion's studio by Giovanna Calvenzi. Circa 1977.

Novembre 2009

Il caro amico Settimio mi manda a leggere, dal suo blog (www.benedusi.it), un succoso contributo sugli assistenti, croce e spina nel fianco di ogni fotografo, dove, con il suo consueto stile “pane al pane” dice cosa ne pensa di questi ragazzi “moderni” che non sanno fare un tubo e mi chiede un contributo su questo spinoso argomento.
Eh, si, il problema c’è, indubbiamente. E qui vi rimando al suo blog perché l’elenco delle cose da fare, o da non fare, Settimio l’ha fatto davvero per bene. Cosa posso aggiungere io? Ben poco, sono (purtroppo) d’accordo con lui al 100%.
Forse posso provare a raccontare com’ero io come assistente, e sperare che questo possa essere fonte di ispirazione…Sono stato assistente per tre anni, dal 1974 al 1977. Altri tempi, ma non così diversi. Il rapporto tra l’assistente fotografo e il suo capo era ed è ancora lo stesso: bello, complicato, noioso, pesante, importante. Che fa incazzare, sia da una parte che dall’altra. Sono stato assistente di un solo fotografo, Fabio Simion. Still Life, cataloghi di piastrelle fotografate in pianta con il banco ottico, foto di lampade, di arredamento, pubblicità di cioccolatini che si scioglievano al calore delle lampade, e niente computer…ovviamente.
Fabio era il mio capo, lo adoravo e mi stava anche sulle palle.
Come tutti i capi, mi ha sicuramente sfruttato: niente orari e niente di niente, in più, uno stipendio discutibile. Ma, appunto, niente in confronto a quanto io l’ho sfruttato. Ho imparato a memoria tutti i suoi gesti, i suoi trucchi e tutte le sue parole. A distanza di trent’anni il mio ricordo di lui è preciso, attuale, indelebile. Secondo me, io ero bravo. Lui fumava come un turco, ma se c’ero io a tiro non ho mai lasciato che la sigaretta se l’accendesse da solo. Gli ho ribaltato lo studio, l’ ho riordinato, riorganizzato, ripulito, ho lavorato, senza discutere giorno e notte, sabati e domeniche. Se chiedete a lui probabilmente non dirà le stesse cose: dirà che mentre lui smanettava sotto il panno nero della Sinar io masticavo la cicca sbiascicando orrendamente, che d’estate portavo gli zoccoli e facevo un casino in giro per lo studio, che sbattevo le sue preziose bottiglie di rosso d’annata come fosse aranciata, che la mattina ero sempre in ritardo (vero) e che me la tiravo come un gallo, mentre non sapevo fare quasi niente. Che dire? Il capo è il capo. Io mi sentivo come un samurai, la guardia del corpo, colui che grazie alla sua abnegazione raggiunge il paradiso, il nirvana. Fabio era l’Imperatore, colui che sa, colui che può fare e disfare, colui che possiede i tuoi giorni e il tuo destino, e d’altra parte, come definire uno che, già vestito in abito da sera, giusto prima di andare alla Scala, ridipinge di bianco tutto il limbo, soffitto compreso, senza sbavarsi addosso neppure una minuscola goccia di vernice? Un mito.

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3 commenti:

ClaudeRizzolo ha detto...

Ciao Toni!

Ho giá lasciato il mio parere nel blog di Settimio, peró volevo leggere la tua a riguardo.

Mi date motivazione. Sono assistente di un fotografo, peró tocca lavorare pochi giorni al mese perché il lavoro é poco. La paga é scarsa e sono freelance (quindi tasse, iva ecc ecc).
Ma cerco di farlo al meglio possibile perché amo quello che faccio, non lo cambierei con nulla.
Anche se sono considerato l'ultima ruota del carro (o l'ultima delle merde), so benissimo quanto sia fondamentale che io faccia bene il mio mestiere, e anche il mio capo lo sa...
Ma se non fosse un po' stronzo... che capo sarebbe??

Matteo Oriani ha detto...

Mamma mia, Toni, il Benedusi ha sollevato un vespaio!
A me l'elencone di Settimio mi sembrava molto giusto. Da sottoscrivere. Ma c'è in giro un sacco di gente che o non capisce, o non ha senso dell'umorismo o si prende troppo sul serio..o non sa fare un bel nulla e si rotola nella sua mediocrità. C'è un sacco di gente astiosa e cruenta là fuori. Forse ha ragione Settimio che c'è la guerra!
Comunque mi fa sempre piacere leggere i tuoi pensieri, sempre molto equilibrati e formulati da un cervello che funziona molto bene. Ti abbraccio.
Matteo.

Anonimo ha detto...

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scusa mio cattivo italiano
addio