Inspirations. Part one.

Mi ispirano le immagini che mi rendono più libero, che mi aprono porte, mi autorizzano possibiltà. Immagini molto semplici, altre più rischiose, cose molto diverse da me.
Ma mi ispirano anche le immagini che mi confermano atteggiamenti e cose che già sapevo, che stabiliscono con me complicità che mi rafforzano.

"Ispirazioni" si chiamava una mia conferenza-proiezione che ho tenuto in un paio di occasioni l'anno scorso.
Metteva a confronto il mio volume "Carta stampata" con i libri fotografici degli autori che, specie nei primi anni, hanno formato il mio percorso professionale ed artistico.

Qui invece alcune immagini e commenti sulle pagine strappate dai giornali, e che mi hanno ispirato nel mio lavoro e nelle mie riflessioni sul linguaggio e le dinamiche della moda, del ritratto e della pubblicità.









Queste immagini sono tratte da una storia pubblicata almeno 6/7 anni fa.

All'inizio non mi piaceva. Troppo assurda, troppo lontana da me, iperbolica.
Ma poi, nella sua lucida e computerizzata follia, qui tutto è perfetto e sensuale.
La luce, il deserto, lo spessore grigiastro del bianco e nero. Ultracorpi.



L'esatto contrario delle immagini là in alto.
La campagna Stone Island.
Stagione dopo stagione, da anni rigorosamente sempre uguale.
Il "look-book" assurto ad icona.
Potere della ripetizione.
Supremazia assoluta del prodotto. Loro possono.



La amo e basta.
Il brand non sarà "esclusivo", ma questa immagine, scusate, è potentissima.
Non mi interessa proprio come è fatta, se nel deserto ci sono andati o no.
E'un miraggio, una fantasia erotico-sportiva-militaresca.
Pensarla, e poi riuscire a realizzarla deve essere stato emozionante.





Qui invece sicuramente ci sono andati.
"Cammina, non correre" recita l'headline di Camper.
Ora non so, ma questi hanno fatto anni di campagne meravigliose dedicate al puro potere evocativo della fotografia.

La magia, quando incontri queste visioni.
Una "cosa-immagine": Vuole essere fotografata a tutti i costi.
La incontri solo se ti ci metti. Lo sanno bene i fotografi.
Queste immagini, di solito non le regalano, devi proprio scarpinare.
Quasi mi fa venire l'ansia: Sai, metti giù il cavalletto, apri il banco ottico 20x25, avvita l'obbiettivo, e poi l'esposimetro, gli chassis e preghi che non succeda niente, che il camion non metta in moto e se ne vada proprio adesso, per favore...



Lo zampino di Fabien Baron su queste foto.
Lo spruzzo rosso è semplice, però mi era piaciuto. Efficace.
Ho pensato, " ah...vedi, allora si può fare... "
Cosa, esattamente non so.
Quella cosa lì, intervenire teatralmente sulla foto, per enfatizzare un sentimento, un atteggiamento o un contesto. Un dubbio però mi rimane...







Maria Carla fotografata a Roma da Jurgen Teller per Paradis magazine

Possedere fotograficamente lo spazio come fosse tuo: E' molto importante.
Quando scatti in un posto non tuo. Ma deve sembrare tuo, che sei lì da sempre.

Teller lavora sempre ai confini della nostra ( e forse della sua ) "confort zone".
Ai confini del disagio, un pò più in là di dove tu ti saresti fermato.
Un pò più in la della tua paura.

Pericoloso, quindi molto attraente.



Werner Schreyer in cima allo scaffale di un ufficio.
Mi piace sempre quando il soggetto non tocca terra.
Qui anche importante il casting.
Quando una foto è strana, meglio avere un protagonista credibile.
Come per Teller nelle foto di prima.
Se no mettere un tipo là in cima può facilmente sembrare una cazzata.



Da Vogue Paris.
Forse di lei, mi piace lei.
Comunque si, il grandangolo, la luce, le mutande.
Lo styling. Molto francese, poco nudo, tanto nudo.
Una immagine che metti là dentro, nel magazzino della testa.
Settare alcuni parametri: Essere molto vicini, rimanere molto chic.
Qui dice: "si puo'"



Bruce Weber. Roberto Bolle. Il Panda.
Non balla qui, Bolle.
Legge il giornale seduto in spiaggia con un panda.
Se non ispira questa...non so.
Abbastanza impensabile, quindi bellissima.
(E poi io penso: "ma il panda l'hanno portato da casa?" sarà che io sono sempre un pò restio ai "props", ma qui si dimostra che - se ti sei portato un panda - puoi fare la differenza.)

Mi piace chi sa scrivere in modo stiloso sulle foto.
Weber lo fa, Duane Michals lo fa.
Ci ho provato, naturalmente, ma a me non viene così bene, anche se, quando lavoravo alla grafica di copertina per il mio "Carta stampata" dopo milioni di prove di font, alla fine il titolo ho dovuto scriverlo io, a mano, col pennarello.
Era roba troppo mia per delegarla al signor Helvetica.



Claudia Knoepfel + Stefan Indlekofer per Marie Claire Italia.

Un vago sapore di Bunuel, un pizzico di Antonioni, anche.
Che bella questa donna nuda, con il segno di costume, che passa incurante in mezzo ai tavoli.
Trovare il giusto movimento per lei. Il cappello. Scattare dalla giusta distanza. Pubblicarla.
Complimenti.



Avrei voluto farla io.
La capisco totalmente.
Saranno i miei anni a cavallo, ma credo che il suo bello sta proprio lì: Anche se a cavallo non ci sei stato mai questa immagine ti ci porta proprio...sopra.
E poi il taglio della foto, la criniera, i finimenti... O mi sbaglio?







David Bellemere per Marie Claire Italia.
Un pò di tempo fa. Ma certe immagini mi fanno venire voglia di fotografare, mi fanno credere in tutto questo.
Quelle che "sembrano" belle ma non lo sono, e sono tante, mi fanno venire voglia di cambiare aria.
Secondo me, queste erano belle davvero.
Mi fanno venire perfino voglia di prendere il pulmino...( quello che prendi all'alba, a Milano, con su la modella mezza addormentata, trucco, capelli, la redattrice, gli assistenti, i flashes, i vestiti...)

Inspirations, part one.
Pages from magazines and advertising campaigns shot by various photographers and artists.


Click on the pictures to enlarge.















2 commenti:

Stefano ha detto...

Grazie!
Molto meglio di tanti work shop, corsi e anche di qualche libro.
"Quattro cose" ma ben dette, che fanno venire voglia di fare fotografie.

Loris Sambinelli ha detto...

Grazie Toni per questo articolo...
mi ha fatto venire una voglia matta di fotografare!!!