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A talk about Gabriele Basilico




Toni Thorimbert > Gabriele Basilico

"Primi sintomi di influenze"*

Unicredit Pavillon, Piazza Gae Aulenti, Milano.
Martedì 26 Gennaio 2016 ore 18



Metà degli anni '70.

Se chiamavi lo studio e lui non c'era, sentivi la sua voce molto seria: "questa è la segreteria telefonica dell'architetto Gabriele Basilico". L'ha tenuta così per anni.

Ridevamo tutti di questo vezzo, perchè Gabriele è sempre stato tanto fotografo, fin dall'inizio.

Si mangiava in una trattoria lì vicino: "da agonia" perchè il cameriere era un tipo anziano, magrissimo e ossuto, che sembrava dovesse lasciarci le penne da un momento all'altro.

Nel week-end la cellula "stampa e propaganda" di Lotta Continua occupava il suo studio, io piazzavo un tavolone sul limbo e scrivevo a mano gli enormi e prolissi tazebao** dell'organizzazione.

E' lì, al terzo piano di Piazza Tricolore che ho visto, respirato, le prime vere fotografie.

Il resto, martedì.


Gabriele Basilico photographed by Toni Thorimbert in Arles, 1978



* Parte del titolo di questa conferenza viene dal primo EP degli AIR, che si chiamava "Premiers symptomes", un CD comprato a New York nel '97, solo per la bellezza della copertina. Produzione ancora acerba, conteneva già tutte le sonorità che avrebbero definito gli AIR e il loro stile musicale.

Grazie a Gianni Nigro per aver completato la frase.

** Tazebao: Giornale murale. Il termine deriva dall'uso cinese di appendere i giornali in speciali bacheche pubbliche per permetterne la lettura a tutti.
I Tazebao si differenziano dai giornali per il fatto di essere scritti a mano in caratteri grandi, facilmente leggibili.


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Various published pictures and - cover - stories.

Ornella Vanoni_Ricetta di Donna



1980, Rimini. Ricetta di Donna. Il disco che ho fatto ad Ornella.
Avevo 23 anni.
Lei all'apice, stava al Grand Hotel.
Io da Milano con la mia Lancia Flavia 1800 a gas. Grigio topo - scuro. Tre posti davanti. Senza copri cerchioni, pagata 300.000 lire.
Stavo in una pensione a casa di Dio dove non avevano mai dato via la chiave del portone. Età media dei clienti: 80 anni.
Non sto scherzando. In sala da pranzo avevano un armadio enorme pieno di tutti i tipi di medicine.
Insomma penso: "meglio lavo la macchina". Ci tenevo a fare un po' bella figura. Arrivo nel parcheggio del Grand'Hotel e senza nemmeno rallentare faccio inversione a U.
C'erano solo Mercedes blu notte, forse anche delle Rolls.
Mi presentai a piedi. "Ciao", dice Ornella, attorniata da gente dinamica ed abbronzata, "come sei arrivato, in auto?" "No, no, in treno", dico io.
Stava con un tipo simpatico, brillante, uno che aveva un bel marchio di mutande da uomo che si chiamava Jhonny Lambs, in onore a Gianni Agnelli.
Non so nemmeno come le ho fatte quelle foto. La sera mi accodavo alle loro cene in ristoranti di cui fino ad allora non sospettavo nemmeno l'esistenza, si mangiava solo pesce e si vedeva lontano un miglio che il vino costava un botto.
Però nessuno pagava mai. Semplicemente uscivamo, mentre Ornella faceva un cenno con la mano, benevolo.
Qualche giorno fa, 33 anni dopo, siamo usciti insieme a cena. Io le ho scattato questo ritratto, e lei mi ha dedicato il disco.



Ornella, photographed in Milano, October 2013



Ornella Vanoni, "Ricetta di Donna", the LP cover, photographed by Toni Thorimbert in Rimini, 1980.


English translation:

1980, Rimini. "Ricetta di Donna". The record cover I did for Ornella.
I was 23 years old.
She was at her acme, and stayed at the Grand Hotel.
I came from Milan with my gas-motor 1800 Lancia Flavia. Dark ash-gray. Three seats in the front. No cover rims, paid 300.000 lire.
I was in a boarding house in the middle of nowhere where the key of the gate had never been given away. Average age of the customers: 80 years old.
I'm not kidding. In the dining room there was a huge closet full of all kinds of medicines.
Well, I thought: "I'd better wash my car". I wanted to make a good impression. I arrived at the parking lot of the Grand Hotel and did a U-turn without even slowing down. There were only dark blue Mercedes, perhaps even some Rolls.
I introduced myself as if I had come on foot. "Hello" says Ornella, surrounded by all cool and tanned people, "Did you get here by car?" "No no, by train", I said.
She was with a brilliant guy, who had a brand of men's underwear called Johnny Lambs, in honor of Gianni Agnelli.
I don't even know how I made those pictures. In the evening I followed them in their dinners in restaurants I didn't suspect even existed till then, we only ate fish and you could tell the wine cost a hell of a lot of money.
But nobody ever paid. We simply went out - shouting - while Ornella waved her hand, benevolent.
A few days ago, 33 years later, we had dinner together. I took this picture of her, and she signed her record for me.


House of Versace_Deborah Ball



Gianni and Donatella Versace, photographed by Toni Thorimbert, Milano, 1991

Questa è una delle rare foto "posate" di Gianni e Donatella, insieme.
L'ho scattata nel 1991 con la mia Rolleiflex e un Arri 1200 a casa di Gianni, in via del Gesù.
Una foto che Corbis vende da anni, tutti i mesi.
Qui è usata come copertina per il libro di Deborah Ball, l'unico autorizzato dalla famiglia Versace sugli eventi legati alla morte di Gianni a Miami il 15 luglio del 1997.

English translation:

This is one of the rare posed pictures of Gianni and Donatella together.
I took it in 1991 with my Rolleiflex and an Arri 1200 at Gianni's place, in Via del Gesù.
A photo that Corbis sells from years, every month.
Here it is used as a cover for the book by Deborah Ball, the only one authorized by the Versace family on the events related to Gianni's death in Miami on July 15, 1997.



Abitare la metropoli_Gabriele Basilico_Contrasto


Gabriele Basilico photographed by Toni Thorimbert, Milano 2011.

"Fotografare le città non vuol dire scegliere le migliori architetture e isolarle dal contesto per valorizzare la loro dimensione estetica e compositiva, ma vuol dire per me esattamente il contrario. Cioè mettere sullo stesso piano l'architettura "colta" e l'architettura "ordinaria", costruire un dialogo della convivenza, perchè la città vera, la città che mi interessa raccontare, contiene questa mescolanza tra eccellenza e mediocrità, tra centro e periferia..."

Gabriele Basilico

Piccolo ma straordinario libro, tutto da leggere e da godere.
La storia della sua foto di copertina potrebbe - anche - essere raccontata da queste due fotografie:





Gabriele ed io pattinando. Milano, 1975 circa. Photographed by Giovanna Calvenzi.

English translation:

"Photographing cities does not mean choosing the best architectures and isolate them from the environment to enhance their aesthetic and structural dimension, but to me it means exactly the opposite. That is to equate the "erudite" architecture and the "ordinary" one, to build a dialogue of coexistence, because the real city, the one I'm interested to narrate, contains this mixture between excellence and mediocrity, between center and suburbs..."

Gabriele Basilico

Small but extraordinary book, all to read and enjoy.
The story of his cover photo might - also - be told by these two photographs.


Translation by Francesca Stella.

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In the beloved memory of Gabriele Basilico




Gabriele Basilico photographed by Toni Thorimbert, 1993.

Allora, sì. Abbiamo pianto.
Abbiamo pianto per Gabriele, ma abbiamo pianto anche per noi, perché senza di lui ci siamo sentiti più soli, più tristi, più poveri, più vecchi.
Abbiamo pianto di rabbia perché una parte di noi si ribella ancora al destino.
Ho provato a visualizzare come sarebbe stato Gabriele al mio funerale.
Spero non suoni un’idea troppo strana. Ma io me lo vedo troppo bene. So cosa avrebbe detto, dove si sarebbe messo in chiesa, so come avrebbe avuto gli occhi, come avrebbe messo le spalle.
Ho sorriso dentro di me perché so che la trafila l’avrebbe fatta tutta, intensamente.
Avrebbe ascoltato le parole, avrebbe salutato i presenti, li avrebbe abbracciati come noi facciamo per darci un po’ di coraggio.
Con gli intimi avrebbe detto cose belle di me, avrebbe cercato di definirmi, avrebbe trovato il momento adatto per raccontare la mia figura nello spazio del mondo.
Avrebbe detto cose che sicuramente avrei amato sentire.
Però so anche che a un certo punto ci avrebbe infilato qualcosa di leggero. E buono.
Ci avrebbe infilato uno di quei giochi o versi, uno di quei gesti alla Totò, quelle battute che non fanno veramente ridere ma sono scherzi, suoni, sopracciglia alzate, ammiccamenti, rimandi a risate anche trascorse, magari da anni. Cose sentite dire, rielaborate da scenette radiofoniche orecchiate e ri-trasformate in un codice di atteggiamenti tutto suo, un mondo surreale, un contraltare a quell’altra parte, quella seria, quella importante.
E magari qualcuno (magari proprio la Giovanna) lo avrebbe pure guardato male, con un po’ di rimprovero: "Ma insomma, Gabriele non è il momento!”.
Invece è il momento.
Ed è il momento anche per noi tutti di sorridere, magari con gli occhi che lacrimano (ma è solo il vento)
E’ il momento di accettare che Gabriele è una persona così vivida nel nostro cuore, così presente nella nostra vita che ad essere tristi gli faremmo davvero un torto, se proprio oggi - che vogliamo essergli tanto vicini – non facessimo nostra la sua leggerezza.
Sarebbe molto sorpreso, Gabriele, chissà, addirittura deluso.
Potrebbe pensare che tutte quelle adorabili scemenze con cui ci ha deliziato tutta la vita non siano state capite, siano andate sprecate.
Grazie Gabriele. No, io non voglio sprecare niente, niente, niente, di tutto quel tantissimo che mi hai dato. Voglio essere felice.
E quando sarà il momento, certo verrò su a vedere la tua mostra, quella grande, quella grandissimissima, quella che – ne sono certo - state già progettando, in questo momento, tu e San Pietro, là in Paradiso...

Gabriele Basilico ci ha lasciati mercoledì 13 febbraio 2013. Aveva 69 anni.



Basilico + Thorimbert photographed by Claudio Rizzolo, 2011

English translation:

Well, yes. We cried. We cried for Gabriele, but we also cried for ourselves, because without him we feel more alone, sad, poor, old. We cried with rage because a part of us still refuses the course of destiny. I tried to visualize how Gabriele would be at my funeral. I hope it doesn't sound too weird. I can see him, though, so clearly. I know what he would say, where he would sit in the church, what eyes he would have, how his posture would be. I smile to myself because I know that he would go all the way through, intensely. He would listen the words, greet the participants, hug them like we are doing now to cheer ourselves up. He would share nice things about me with the intimates, he would try to describe me and find the right moment to depict my role within the world. He would say things I would surely love to hear. But I also know that, at some point, he would let a touch of lightness slip in.
He would make one of his jokes, one of those “Totò” gestures, the ones that don't make you laugh so hard but that are sort of funny. Sounds, raised eyebrows, winks, references to past laughters. Things heard somewhere, re-elaborated from radio sketches and turned into a code of attitudes of his own, a surreal world, a counterpart to his other side - the serious and intellectual one.
And maybe someone (perhaps Giovanna herself) would have even gave him that look, as if to say: “Come on Gabriele, it's not appropriate...” But it is, instead.
And it's also time for us all to try and smile, maybe with watery eyes – but it's just the wind.
It's time to realize how much Gabriele is vivid in our hearts, and still such a presence in our lives that we would do him really wrong if today - when we want to be so close to him - we felt sad, not being able to endorse his lightness. Gabriele would be very surprised, perhaps even disappointed. He could think that all that adorable nonsense with which he delighted us during his whole life were not understood, and gone to waste. Thank you Gabriele. No, I don't want to waste the slightest part of all the things that you gave me. I want to be happy.
And when the time comes, I will of course be thereat your exhibition. That huge one that – I am sure – you are now already planning together with St. Peter, up there in Heaven...

Gabriele Basilico died February, 13th 2013. He was 69.

Translation by Francesca Stella.

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Istambul>Basilico>Le Stelline.









Come un grande ritrattista Basilico coglie con sicurezza i tratti somatici salienti della città, il suo carattere, e adegua il suo sguardo alla sua struttura, ai suoi meridiani, alle sue trasformazioni.
Nessuno come lui.
Non le fa dall'alto, non sono fatte dal basso. Non c'è trucco, preconcetto, mestiere, ma solo pura visione empatica, affezionata, dedicata.

Emozionante.

Istambul 05_010
Gabriele Basilico
Fondazione Le Stelline
Corso Magenta 61
Milano
dal 16 settembre al 31 Ottobre 2010


Top: Gabriele Basilico photographed by Toni Thorimbert at the exhibition opening.


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Books, pictures and magazines for Xmas.

Dicembre 2009
Libri e riviste che guardo e che sto leggendo in questi giorni:



Gabriele Basilico
Architetture, Città, Visioni
Riflessioni sulla fotografia
A cura di Andrea Lissoni.
Bruno Mondadori Editore


Un piccolo libro con scritti e fotografie. L'immagine di copertina dice già molto: Basilico inginocchiato davanti alla macchina fotografica e al paesaggio. Apro a caso il libro e leggo: "Le città sono come un libro che bisogna leggere per intero".
Se immagino Gabriele al lavoro, non me lo vedo camminare, magari chilometri, per trovare il giusto punto di vista, o aspettare fino a che la giusta luce illumini la scena. Me lo immagino invece proprio come nella copertina, smuovere, con la forza del suo amore e della sua passione, colline, interi quartieri, porti, navi, condomini e case, e magicamente, disporre il tutto secondo il suo desiderio...



Qui sopra, pubblicato anche in questo volume, il mio ritratto di Basilico.



Italo Calvino
La giornata di uno scrutatore
Einaudi


Italo Calvino
ha scritto, in tempi ormai abbastanza lontani, alcune importanti pagine a proposito della fotografia.
Riflessioni ancora molto attuali, nel suo stile sempre in bilico tra osservazione acuta, intelligenza e paradosso.
In questo romanzo, il protagonista, scrutatore in un seggio elettorale all'istituto per minorati "Cottolengo" di Torino, si avventura in una riflessione sulle "foto tessera" delle suore, e dei malati, che vanno a votare. Il libro è un'edizione di Einaudi del 1976.



Nella foto qui sopra si vedono bene le pagine, lette e stralette, maniacalmente sottolineate e sporche, credo, di caffè.



Will McBride
I, Will McBride
konemann


Bellissimo libro autobiografico di un grande fotografo.
Agli inizi degli anni ottanta abbiamo lavorato per lo stesso giornale: Duepiù.
Edito da Mondadori, parlava di coppia e di educazione sessuale. Capisco che oggi la cosa faccia sorridere, ma all'epoca era un mensile di grande successo, famoso anche per l'"inserto chiuso", un sedicesimo che dovevi aprire con una lama per poterlo leggere e che trattava di temi legati alla sessualità in modo molto disinibito e, direi, laico.
Duepiù è stato uno dei miei primi clienti importanti. McBride era certamente il fotografo di punta, poi c'erano altri, Lionel Pasquon, io. Fotografavamo, ricreandola per il giornale, la vita dei ragazzi o di coppie in atteggiamento romantico, alle volte alle prese con qualche acrobazia sessuale. Il direttore era Maria Pia Rosignoli, una signora educatissima e perbene che trattava i temi scabrosi del suo giornale con impeccabile eleganza.
McBride viveva nel parcheggio della Mondadori in un furgone Volkswagen che si vede anche in molte foto nel suo libro. Mi ricordo di averlo incontrato più di una volta nei bagni della redazione, la mattina, mentre a torso nudo si lavava o si faceva la barba.
McBride era un mito hippy, un "capellone" ( anche se si diceva che in realtà era calvo e che portava una parrucca). Gay dichiarato, in tempi non facili, ha avuto una vita spericolata e mille problemi legati all'uso di droghe di ogni tipo. Nell'ultima pagina del libro scrive: " Oggi, non sono più così interessato alla fotografia, sono interessato alla vita. La amo!"



Qui sopra la riproduzione di pagine da "Show me", un libro del 1973 dedicato, secondo McBride, all'educazione sessuale degli adolescenti. Le foto sono bellissime e molto forti, scattate in studio su fondo bianco sono estrememente esplicite e per questo la pubblicazione fu messa al bando in America e in molti altri paesi, mentre McBride dovette difendersi in diversi processi penali per oscenità. Il libro si può trovare su Amazon.com, al modico prezzo di 500,00 dollari circa.





Pagine di pubblicità. Nel libro ci sono le date dei suoi lavori e dei suoi spostamenti frenetici. McBride lavorava per Twen, Stern, Playboy, Quick. I suoi lavori erano spesso pubblicati sulle edizioni di Zoom e Photo.



Adoro i libri dove ci sono le pagine pubblicate dai giornali, o da altri libri...



Qui sopra il famoso "SUV" Volkswagen di McBride.

Qui sotto invece una fotografia di Fabien Baron per Interview. Trovo che sia un ottimo fotografo. la sua ricerca sul movimento è sempre interessante e sorprendente.

Interview
October/November 2009
Nacho Figueras, Polo player.
Photographs by Fabien Baron




Qui sotto, pagine tratte da:

Jason Schmidt
Artists
Edition 7L








Artisti (famosi) nel loro studio. Il tema non è nuovo, ma il lavoro, e il libro, è molto bello così come interessanti sono i commenti degli artisti sotto ai loro ritratti.

Qui sotto:
Paradis
Publisher and Creative Director: Thomas Lenthal.
Paris

L'appartamento di Parigi di Yves Saint Laurent, con i mobili e i quadri quasi tutti imballati durante i preparativi per l'asta.
Le foto sono di Robert Polidori.



Qui sotto:
Purple Fashion
Fall/Winter 2009/10
Cover photo by Terry Richardson




Qui sotto, sempre su Purple un ritratto di karl Lagerfeld di Jurgen Teller che illustra una ottima intervista realizzata da Olivier Zahm.



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