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"Mestieri Immaginari" for Leica Galerie with artist Pino Pipoli

Durante la Photoweek di Milano, Leica ha chiesto a diversi fotografi di interpretare il tema dei mestieri.
Con Pino Pipoli, amico, artista e performer, abbiamo creato per l'occasione questi tre "mestieri immaginari"






















L'occupatore di piedistalli






















 Il corista invisibile






















 Il collaudatore di prensili









"Mestieri immaginari"
Un progetto di Pino Pipoli e Toni Thorimbert per Leica Galerie, Milano.

Fotografie di Toni Thorimbert.

Backstage by Tangino ( @tanginoari )

Le letture portfolio di Arles


Molto istruttivo, ragazzi.
Intanto un pò di matematica: : più uno è bravo, meno se la tira, meno uno è bravo, più se la tira.
Esiste una variante: quello, scarso, che in realtà se la tira, però facendo finta di essere molto timido.

La timidezza, per me, è la scusa degli stronzi.

Di cosa parlo?
Letture portfolio.
Arles 2018.
Le ho fatte insieme ad Andrea Pacella, marketing manager di Leica. Uno che, come si dice, parla poco ma va in giro armato.
Ci vede da Dio, e fa centro.
Esperienza bellissima.
Dalle 14 alle 17 per quattro giorni, tavolo in fondo al cortile di Voies Off all'ombra di un grande platano.

Livello medio dei lavori: alto.
Bella roba. ben fatta, interessante.
Pochi italiani abbiamo visto. Che in generale stanno ok, ma non so, mi sembra che noi facciamo fatica a stare al passo di progetti che hanno un respiro internazionale.
Ma sarebbe davvero un discorso lungo.
Una volta ci avevo provato: "il problema della fotografia italiana è la mamma", avevo detto.
La Mamma, M maiuscolo, che sta a casa, ti stira e ti cucina gli spaghettini.
Una volta era certamente così, adesso in teoria tutto è cambiato, o no?
Ammetto che non so che cazzo dire di veramente costruttivo a proposito.
Ci penserò.

Comunque, qua sotto vi presento il lavoro di tre autori che amo molto e che usano la fotografia per sviluppare un approccio al mondo molto diverso tra loro.
Jeanne fa reportage, cioè usa la macchina fotografica per inserirsi in una realtà che non è la sua, Enrique, all'opposto, è uno che fotografa solo il suo mondo, la sua vita quotidiana, la realtà che lo circonda, mentre Philippe è praticamente un ricercatore per il quale la fotografia non è che il coronamento di una ricerca, la testimonianza di una tesi preconcetta.

Jeanne Taris



la fotografia come chiave d'accesso al mondo:

Lei, quasi sessant'anni, ha un'energia contagiosa.
Il suo soggetto è la comunità gitana di Perpignan.
Lo so, quello dei gitani è un tema molto frequentato. Abbiamo visto mille foto, ma Jeanne si fa spazio nella tradizione della fotografia classica di reportage con occhio fresco e spavaldo.
Si ingaggia, ci mette tutta se stessa.
Io amo molto questo suo atteggiamento di partecipazione tridimensionale, totalizzante.
Oggi, è vero, l'atteggiamernto che va di moda è proprio il contrario: sguardo "oggettivo" e distante, colori rarefatti e una specie di spocchia per il mondo.
La Jeanne invece va dritta a cercare il sangue, il sudore, la polvere da sparo. Ormai è zingara pure lei, e mi piace.

































per saperne di più: http://jeannetaris.com/


Enrique Fraga



Fotografare la propria vita.

Enrique è un manager di una multinazionale che passa la sua vita in viaggio per lavoro.
Business class, eh, mica turistica,
Hotel e aereoporti sono la sua vita e il soggetto del suo progetto.
le foto, meravigliose, sono algide e disadorne come il business-lounge di una Vip-area, e la solitudine è assoluta, assordante.
Enrique alterna dettagli di aereo, corridoi anonimi di alberghi, città viste all'alto a fugaci visioni della sua bellissima moglie, sola nel suo letto.

A me questo lavoro spezza il cuore.























per saperne di più: https://www.youtube.com/watch?v=55iBquJ3EQk


Philippe Braquenier



la fotografia come illustrazione di una tesi di ricerca.

Questo è giovanissimo.
Una macchina da guerra.
Ha fatto già due libri, uno più bello dell'altro.
Non so nemmeno dove trova il tempo.

Il progetto che ci ha mostrato è incentrato sulle problematiche che sempre più emergono rispetto alle tecnologie di immagazzinamento dei dati.
Scatta in banco ottico e pellicola 4X5, da solo, in giro per il mondo.
Il suo vero lavoro non è scattare: è studiare.
Individuare, chiedere autorizzazioni, scrivere, prendere aerei, capire. Poi fotografare.
Fate un giro sul suo sito.
Davvero merita.















Per saperne di più: https://philippebraquenier.com/

Bonus track, Andrea Pacella ed io at work:



Il sito dei rencontres d'Arles:
https://www.rencontres-arles.com/


Click on the pictures to enlarge.

"Lei non sa chi sono io!"

Il favoloso mondo della moda visto da Jacopo Benassi e Mattia Balsamini

Due autori stilisticamente agli antipodi operano un’incursione fotografica nel mondo della moda italiana. Jacopo Benassi, in un black-and-white crudo e spietato fotografa la magnifica elite internazionale ammessa al parterre delle sfilate mainstream, mentre Mattia Balsamini, distilla il suo colore algido e minimalista per consegnarci i ritratti, i luoghi e le speranze delle nuovissime leve dello stilismo.
Molto diversi nell’estetica del loro output, ma accomunati dalla capacità di cristallizzare in un’immagine iconica e definitiva, un gesto, un’espressione del viso, un dettaglio Benassi e Balsamini fotografano con chirurgica precisione un momento di transizione epocale per il mondo della moda, con le grandi maison chiamate a ridisegnare ex-novo strategie di vendita e di comunicazione e con gli stilisti emergenti impegnati ad inventare nuovi codici estetici e stabilire innovative regole di partecipazione al sistema industriale della moda.





Di Jacopo mi piace tutto.
Lo guardo mentre scatta: la Leica nelle sue mani sembra un niente, una macchinetta, come tutti i cavalli sembravano dei pony sotto al culo di John Wayne.
Nelle sue foto la faccia delle persone racconta una storia, e non per forza la loro. Si vede tutto quello che è successo: il destino, la vita, le ferite, le cicatrici. Come in uno specchio.

Di Balsamini mi piace tutto.
Per dire: fotografa un palo della luce, per strada, e quello, zac, diventa importantissimo, come fosse l’unico palo al mondo.
Balsamini illumina tutto, senza ombre. Credetemi, ci vuole coraggio.
E’ un’operazione quasi zen: ad un certo punto devi accettare il mondo così com’è, e scattare.

A questi due ho dato un compito: andate a vedere cosa c’è là fuori, nel mondo della moda.
Benassipunk l’ho spedito a fotografare l’elite più mondana, nel parterre internazionale delle sfilate mainstream: Armani, Prada, Versace. Lo hanno spintonato, buttato fuori, apostrofato, boicottato.
Mattiacool è andato dai suoi pari: ragazzi fighi che fanno cose fighe, E’ stato amore a prima vista. Tutto potenziale: poche cose, un divenire, un colore. Scaldano i motori, pensano, soppesano, riflettono. Si sbattono.
Le foto dicono che qualcosa cambierà. Tutti cercano, cercano, cercano.

Toni Thorimbert


Lei non sa chi sono io!
Il favoloso mondo della moda visto da Jacopo Benassi e Mattia Balsamini

a cura di Toni Thorimbert

Inaugurazione mercoledì 21 Febbraio 2018 dalle ore 18
Leica Galerie
via Mengoni 4 ang. piazza Duomo, Milano


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Beside Thorimbert

Sono entusiasta di questa mostra.
Ho tirato fuori dall'archivio le mie Polaroids, le diapositive, i provini a contatto, stampe fatte da me tipo 37 anni fa, ero un ragazzino.
Ho passato diverse notti a scrivere le didascalie. Volevo raccontare il loro modo di essere "beside", cioè "a lato" di quello che è considerato il mio lavoro professionale e artistico.
Le foto saranno in vendita, e credo che se avessi voglia di possedere un Thorimbert lo cercherei tra le opere di questa retrospettiva.



Stanno lì, da una parte, spesso non so neanche come archiviarle. Sono le fotografie che ho scattato senza un vero motivo, senza un progetto.
Figlie di uno sguardo laterale, periferico, non amano essere definite, il loro senso è vago, o forse il loro senso mi vaga intorno e cambia con il tempo, cambia con me.
Sono frutto di un gesto legato al piacere più che al desiderio: quanta pressione serve al dito per premere il pulsante di scatto?, assorbire il rumore dell’otturatore, calcolare la forza che serve al pollice per trascinare la pellicola. Lussuria, accidia.
Queste fotografie raccontano la necessità compulsiva di possedere fotograficamente una scena, una persona, un paesaggio. Non sono per forza istantanee, anzi. Ci sono foto compulsive molto complesse, che richiedono impegno, a volte vera e propria fatica fisica, per essere realizzate.
Questa fotografia è un piacere che vuole essere assaporato, consumato, goduto qui e ora; è un’urgenza assoluta, improvvisa, imprevista, che mette in secondo piano tutto quello che consideravi il vero motivo della tua presenza in un posto o in una situazione.
Ma Beside è anche “B-side”, l’altra faccia di ciò che già conosco e accetto come faccia. Meno orecchiabile, scomoda, qualche volta imprecisa, è la fotografia che non è stata scelta, quella rifiutata, abbandonata. Annaspa controcorrente, attonita, parla di un me più insicuro, disorientato, annoiato, dubbioso.
Beside sono le orme lasciate ai lati della strada maestra, incerte, labirintiche tracce che portano in vicoli senza uscita, a storie che potevano essere e non sono state, immagini che mi parlano di come sono se mi vedessi veramente.

BESIDE THORIMBERT

Fotografie di Toni Thorimbert
A cura di Andrea Pacella

Da giovedì 23 marzo ( inaugurazione alle ore 18,30 ) al 13 Maggio 2017
Leica Galerie
Via Mengoni 4 angolo Piazza Duomo
Milano
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