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Martina Colombari photographed by Toni Thorimbert. Milano, 15 April 2011
Lay-out and art direction: Studio Da Pozzo, Milano.
Published Monday 5 September. Corriere della Sera.

Un anello per salvare una piccola vita.

Anello Pirouette
Argento oro e rosa.
Serie limitata.
Euro 970,00.
L'acquisto di ogni anello permetterà di devolvere 450,00 Euro, somma pari al costo di un'operazione chrurgica pediatrica all'ospedale di St.Damien di Haiti.
L'anello è disponibile nei negozi Vhernier e su prenotazione a info@vhernier.it

Qui sotto, il backstage fotografato da Claudio Rizzolo.




Fondazione Francesca Rava
N.P.H. Italia.
http://www.nph-italia.org


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Benedusi and Thorimbert for Haiti.



Dopo il terribile terremoto che ha devastato Haiti, con l'amico Settimio Benedusi abbiamo voluto mettere in vendita, attraverso i nostri Blog, alcune stampe fotografiche per devolvere l’incasso alla Fondazione Rava per Haiti.
Agli acquirenti abbiamo consegnato le stampe in cambio della ricevuta bancaria del versamento fatto direttamente alla Fondazione.
Abbiamo così evitato di maneggiare denaro.
Sono state vendute sette stampe (su otto) per un totale di 1.750,00 euro.

Qui sopra l'attestato che lo "studio Benedusi-Thorimbert" ha ricevuto dalla Fondazione Rava.

Vogliamo qui ringraziare
Adolfo ( che ne ha prese due!)
Antonio
Carla
Francesco
Giuliano
Riccardo

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Haiti, January 1986



Port Au Prince, January 1986
Photographed by Toni Thorimbert

Sono stato ad Haiti due settimane, proprio tra il Dicembre 1985 e il Gennaio del 1986.
Scattavo per DIVA, un mensile di immagine diretto e ideato da Mario De Stefanis. Ho conosciuto Haiti come un’isola stregata, con una luce densa, maligna e notturna.
In quei giorni la tensione era palpabile. Il nostro furgone, con targa governativa, non era sempre il miglior lasciapassare.
Infatti, quei giorni di Gennaio sarebbero stati gli ultimi per il corrotto regime di Jean Claude Duvalier. Facemmo giusto in tempo a partire. Il mattino dopo il nostro ritorno a New York, una violenta e sanguinosa rivolta armata costrinse “Baby Doc” a scappare dall’isola.
Ricordo i miei giorni ad Haiti come una specie di incubo popolato di immagini funeste e scure. I nostri baldanzosi propositi di fotografare i riti voodoo vennero accantonati molto presto. Passai la mezzanotte di capodanno al buio, nel cesso della mia stanza d’albergo, a caricare gli chassis della mia macchina a lastre.
Haiti fa paura.
In aereoporto, il nostro parrucchiere, venezuelano, semplicemente scomparve per una settimana. Ricordo bene il tipo con il doppiopetto gessato, lungo bocchino e sigaretta, anelli d’oro e pistola nella cintura che lo spingeva dentro ad una porta da cui non usci più. Scoprimmo molto dopo che, dato un visto irregolare, era stato rimandato a New York senza che dalla dogana, dai consolati e dalle ambasciate, fosse possibile avere nessuna notizia ufficiale.
Nel nostro “civilizzato” albergo sulle colline di Port au Prince, il maitre d’Hotel era un “uomo di medicina” talmente potente che ti si gelava –letteralmente- il sangue solo a “sentirlo” comparire in sala.
Nonostante trovassi Haiti già terribile, scoprimmo che i nostri accompagnatori ce ne avevano mostrato una parte tutto sommato edulcorata e accettabile. L’ultimo giorno riuscimmo a sfuggire i nostri guardiani e, sull’auto di un europeo che viveva lì, andammo a vedere le “vere” bidonvilles. Non ho foto di quei luoghi, ma da allora ho un particolare rispetto per tutti quei fotografi che sono andati a documentare le guerre, le rivolte, le catastrofi e la durissima realtà di quest’isola tenebrosa e sfortunata.

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