I'm very happy: this is probably my best exhibition ever... Opening Friday 18 September 2009 at the Fondazione Cassa di Risparmio in Modena.



Toni Thorimbert, Untitled, 2004,
53X80cm, fine art gicleè print.
Collezione Fondazione della Cassa di Risparmio di Modena.

DUE.
ANDREONI, CAMPIGOTTO, FERRERO MERLINO, PIRITO, RIVETTI, THORIMBERT


Inaugurazione Venerdì 18 settembre, ore 19
Ex Ospedale Sant'Agostino
via Emilia Centro 228
Modena


La fotografia torna protagonista a Modena degli spazi espositivi dell'ex ospedale Sant'Agostino, che apre al pubblico dal 18 settembre al 15 novembre 2009 con una nuova importante mostra, “Due” Andreoni, Campigotto, Ferrero Merlino, Pirito, Rivetti, Thorimbert, presentazione del secondo nucleo di acquisizioni della Collezione di fotografia italiana contemporanea della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Protagonisti sei tra i più interessanti artisti italiani dell'ultimo decennio operanti nel campo dell'immagine, in un percorso di oltre 80 opere di cui quasi 60 entrate a far parte della collezione.

Curata da Filippo Maggia, la mostra si inserisce nell'ambito del Festivalfilosofia, in programma a Modena, Carpi e Sassuolo nei giorni del 18, 19 e 20 settembre 2009.

Qui sotto, un paio di brani tratti dal testo di introduzione del catalogo:

"…composta da 13 fotografie di dimensioni e formati diversi l’installazione si pone come momento statico di un flusso continuo di lavoro, avviato nel 2000 e in costante divenire.
Mutevole fin dal titolo – pensato inizialmente come “totem”, divenuto poi “simulacro”, poi ancora “ultracorpi” e lasciato infine aperto a future evoluzioni possibili – l’opera assume le sembianze di un flusso di coscienza che si sviluppa per immagini, il cui potere suggestivo non permette mai significati conclusi e definitivi…

L’eros, il progresso tecnologico, la fascinazione suscitata dallo spazio, sono alcuni dei temi che affiorano da un lavoro che si interroga sul “potere ambiguo e morboso della fotografia, sul suo essere contemporaneamente maschio e femmina, vero e falso, oscuro mostrando speranza o chiarissimo mostrando la morte”…



DUE
Dal 18 settembre al 15 novembre 2009
orari: martedì - domenica 11-19
venerdì 18 settembre 9-23
sabato 19 settembre 9-2
domenica 20 settembre 9-22

Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
via Emilia Centro 283, 41100 Modena
tel 059 239888 - www.fondazione-crmo.it


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Some cool pages for the September issue of "White" magazine. Styled by Elena Todros.

















Settembre 2009

Scattate un giorno di quasi pioggia in un incrocio in mezzo al niente, vicino a Siena.
Qui sotto qualche fotografia di backstage scattata da Diana Thorimbert.







Per scattare questo servizio ho rispolverato una mia vecchia e mai sopita passione per il decespugliatore...molto più efficace e divertente di Photoshop quando si tratta di una linea di orizzonte ben pulita da erbacce!



Photographed by Toni Thorimbert.
Backstage photographs by Diana Thorimbert.


Hair and make up artist: Mimmo Di Maggio

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Ok, I admit we had some nice days of work in Misano...



Circuito di Misano Adriatica, 5 Settembre 2009

Un paio di immagini scattate durante tre giorni faticosi ma felici per Riders magazine durante la MotoGP a Misano.
Qui sopra, "Avedon style" sul classico fondo bianco con le "ombrelline" Yamaha, qui sotto, Valentino Rossi...



Backstage photograph by Niccolò Rastrelli
V.R. photographed by Toni Thorimbert


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A novel, written by journalist and socialite Giovanna Nuvoletti, try to tell why a tiny tuscan village became, in the '80, the coolest place to be



Mounting "Giacomina" in Capalbio, circa 1985.


Si intitola “L’era del cinghiale rosso”, e promette fin dalla copertina di svelarci “tutto su Capalbio”.
Ora, a parte i più giovani o gli estremamente disattenti alle cronache mondano-politiche, credo che tutti hanno in qualche modo sentito parlare di questo luogo che è stato raccontato, spesso con una malcelata spocchia ironica, come la patria d’ elezione vacanziera di una certa “intellighenzia” della sinistra, da Occhetto a Petruccioli, Ferrara, per arrivare, in tempi più recenti addirittura alla famiglia Jovanotti.
Il libro della Nuvoletti cerca di fare un po’ di giustizia, è scritto in modo carino e frizzante e non trascende mai nel gossip.
Ma purtroppo il romanzo è poco più di una lunghissima lista di nomi, di chi c’era, dove e quando (ci sono persino io, a pag. 50), e di chi non c’era, ma, a mio parere, manca in quello che riconosco essere un compito veramente arduo, e cioè spiegare perché un paesotto maremmano, non bellissimo, immerso in una campagna non indimenticabile, e con un mare non proprio caraibico sia stato per anni uno dei posti più fighi del pianeta.
Lo dico a ragion veduta dato che a Capalbio ci sono stato appunto, per anni, dormendo prima in spiaggia, poi da amici, o affittando negli anni varie case, comprese quelle “inarrivabili” della S.A.C.R.A. con l’accesso al mare.
Capalbio era il far West. Ci sono arrivato nel 1981, avevo 24 anni.
Andavo in vacanza, credo all’Elba, e sulla via per Piombino passai da Capalbio a casa di Amilcare e Mariuccia Ponchielli, amici più grandi di me.
Vicino a casa loro c’era un maneggio. Poco più di una baracca e qualche posta. Cavalli maremmani, teste dure e un cavalcante, Fabrizio Maj, baffi neri, il toscano sempre in bocca, non ricco, anzi, povero. Però con gli stivali da cavallo più belli che abbia mai visto. Carisma a pacchi.
Inutile dire che all’Elba non ci andai mai.
Philippe Daverio era sempre lì, brillante, antipatico, gran cavaliere, colto, ricco. Altra gente era lì, gente di cui ho imparato i cognomi nel libro della Nuvoletti.
Lavoravo per Amica, facevo già copertine, ma pulivo le stalle di Fabrizio. Montavo Giacomina, una cavallina sarda velocissima e pazza che amavo molto e che ho poi comprato. Portavamo a spasso a cavallo Enrico Manca che allora era il presidente dellla Rai, socialista, sicuramente una potenza, tranne che a Capalbio.
Venivano a montare notai e avvocati da Roma con i BMW o le Mercedes parcheggiate nella fanga, le caprette di Fabrizio gli saltavano sui cofani lasciando tracce indelebili.
Dormire in spiaggia o in macchina, perché non c’erano alberghi. La parola “agriturismo” fortunatamente non era nemmeno stata coniata. Non c’era niente, solo caldo torrido e zecche sotto le code dei cavalli, ed esseri umani.
Credo che Capalbio è stato per anni il luogo più trasversale d’Italia.
Non so se c’entrava davvero la “sinistra”, tutto sommato, non credo.
Era un luogo tosto, e dovevi essere te stesso. Il mare, le storie, le case, i cavalli, la caccia: a Capalbio c’era tutto questo, e non ti potevi nascondere dietro ai soldi o al tuo status, I soldi non contavano niente perché Capalbio non si poteva comprare.
Ma il tempo scorre, le cose cambiano. Cambiano le persone e le regole del gioco e alla fine degli anni ottanta stava cambiando la mia vita ed era cambiata Capalbio.
Il maneggio ora si chiamava “Circolo Sant’ Irma”, con annesso ristorantino “giusto” e bar. Una sera, parcheggio, entro. Volevo un caffè. Ma un gigante vestito di nero mi ha fermato: “ Spiacente ma c’è una festa privata, dei Gancia”.
Era finita, e da allora non ho mai più messo piede a Capalbio.
Non ho nessun rimpianto, però era bello, bellissimo. Tutti quelli che l’anno vissuta e amata cercheranno, come Giovanna Nuvoletti nel suo libro, o come me in questo blog, di spiegare a chi non c’era che cos’era "quella cosa" e quanto si sono persi, ma è difficile, forse impossibile, specialmente oggi che il denaro sembra poter comprare tutto.

Giovanna Nuvoletti
"L'era del cinghiale rosso"
Fazi Editore.

Euro 18,50

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The beautiful profile of Motogp top rider Marco Melandri graces the August cover of “Riders” magazine.









Agosto 2009

E’ ancora in edicola, al prezzo estivo di 1 euro, il numero di Agosto di Riders che porta in copertina il mio ritratto di Marco Melandri.
Le sue vicende sportive sono abbastanza note: Un titolo mondiale nella 250, poi la Honda clienti di Gresini e un sogno, correre con la Ducati, che si trasforma in un incubo. Melandri è a terra. La Kawasaki prima lo ingaggia, poi si ritira ufficialmente dalle corse e lo manda in pista, gratis, con una moto, la Hayate, che promette di essere un assoluto bidone. Ma Melandri evidentemente non è un bidone, e con un team tosto, anche se destinato all’estinzione, comincia a dare paga a parecchia gente, e a moto ben più titolate.

Melandri mi è piaciuto moltissimo.
E’ un po’ del genere “parla piano e vai in giro armato”.
Non è alto, ma è molto bello. Sul suo avanbraccio sinistro un grande tatuaggio recita: "There's no easy way".
Dal vivo è molto meglio che in TV, dove è costretto a "tagliare" le sue pause, che invece sono la sua cifra.
C'è qualcosa di particolarmente “soft” nel suo modo di essere da sembrare quasi impossibile che in pista, sotto la tuta e il casco ci sia proprio lui.

Quando, con Stefania Molteni, photo editor di Riders, gli abbiamo proposto di fotografarlo un pò come un monaco zen o uno yogi, lui, come un vero maestro, semplicemente lo ha fatto, mettendoci tutto il “se stesso” di quel momento.

E' di questi giorni la notizia, ufficiale, che vuole Melandri al team Honda Gresini con Marco Simoncelli nel 2010.

La rinascita sembra proprio cominciata.

Marco Melandri photographed by Toni Thorimbert

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Thanks God it's August! Time to get some vacation...Enjoy your summer, the Blog will be back in September.



Fireworks, Sicily, 2007
Photographed by Toni Thorimbert

E'tempo di vacanze. Il blog riprenderà ai primi di Settembre con nuovi post di backstage, nuove recensioni di libri, una piccola storia illustrata di Capalbio, una prima puntata del mio "sogno americano", l'annuncio-invito della mia mostra di Settembre a Modena e altre cose ancora. A tutti i miei lettori ed amici... Buona estate!

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Voyeuristic photographs of people having sex, shot with infrared film: Some examples of the work of Kohei Yoshiyuki...









Luglio 2009

Segnalo un lavoro che mi pare intrigante e di gusto molto..."giapponese".
Nel sito da cui provengono le fotografie che qui pubblico, l'autore è intervistato niente di meno che da Nobuyoshi Araki in persona, che gli tributa un entusiastico riconoscimento.
Il nostro Yoshiyuki, armato di pellicola all'infrarosso e di un certo sangue freddo, ha passato qualche notte nei boschetti dove le coppie e gli omosessuali esibizionisti si appartano per fare sesso sapendo di essere guardati, e alle volte toccati, da voyers sconosciuti. Un bel groviglio!

Segnalo anche il sito da cui ho tratto questa notizia e dove potete leggere, in inglese, il divertente dialogo tra Araki e Yoshiyuki:
www.americansuburbx.com
Grazie a Silvia Meneguzzo per la dritta!

Photographs by Kohei Yoshiyuki

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A postcard from Arles: Giovanna Calvenzi, the famous photo editor and curator in front of a big picture by photographer and street artist "JR".





Luglio 2006

Coincidenze: avevo appena finito di riprodurre per il blog questa doppia pagina da un Marie Claire con il bellissimo lavoro di JR in una favela di Rio (consiglio di cliccare sulla foto per ingrandirla) mentre ricevevo via mail una "cartolina" da Arles da Giovanna Calvenzi, la famosa photo editor e curatrice, fotografata davanti ad una grande foto-opera-installazione di JR.
Non potevo non approfondire e non segnalare.
Il sito di JR: www.jr-art.net
Straordinario.

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More from "Domani", the song to benefit the people of Abruzzo: some of our backstage pictures as published by italian "Vanity fair" magazine.



Luglio 2009

Con il testo, pregevole, di Paolo Giordano, famoso autore del best seller "La solitudine dei numeri primi" è uscito questa settimana un'altro servizio sul backstage di "Domani", questa volta sul "Vanity fair" italiano. Il Pop è pop, e anche qui, la grafica, con i nomi dei cantanti scritti a mano sulle foto potrebbe destare qualche perplessità. ma l'importante è che se ne parli....Qui sopra la doppia pagina d'apertura del servizio.

The backstage of "Domani". Photographed exclusively by Toni Thorimbert and Niccolò Rastrelli.

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Annie Leibovitz. At Work.



Zurich, 19 July 2009

E’ bello il libro di Annie Leibovitz.
In inglese, è scritto con la semplicità formidabile della lingua parlata, come se la Leibovitz ti stesse raccontando le sue avventure, giù nel bar sotto casa.
Ne ho sentite tante su di lei, anche di prima mano. Avevo un assistente a New York che aveva lavorato con lei. Diceva che, assistenti, erano minimo in dieci e che nello studio c’erano valanghe di flashes a noleggio che non usavano mai, tenuti lì per mesi: roba che costava una fortuna. E che in viaggio, Annie stava al telefono tutta notte con il suo analista e che pagavano conti d’albergo spaventosi. Mega produzioni, con tre, quattro locations di scorta ogni volta, prenotate, pagate, e mai usate.
Naturalmente non c’è niente di tutto questo nel suo libro. Nessuna confessione piccante, nessun trucco veramente segreto viene veramente svelato, ma solo il racconto, quasi modesto, di come Annie Leibovitz fa le sue fotografie.
Parla dei suoi maestri, dei fotografi che rispetta e che l’hanno ispirata: Robert Frank, Diane Arbus, Avedon e Penn. Parla dei suoi inizi a “Rolling Stone” e del suo tour con i "Rolling Stones” dove dice “ I did everything you are supposed to do when you are in tour with the Stones”.
Parla della foto di Lennon e Yoko Ono, scattata poche ore prima che Jhon fosse ucciso da un pazzo davanti a casa. Di “Gap” e “American Express” le sue prime straordinarie campagne pubblicitarie che vinsero, direi a ragione, ogni tipo di premio.
Parla del famoso scandalo ( nel 1991!) per la copertina di Vanity Fair con Demi Moore nuda e incinta, di atleti e di ballerini, del processo O.J. Simpson e dei suoi reportage di guerra a Sarajevo e in Ruanda, della moda per Vogue e delle sue famose foto di gruppo.
Già i gruppi. Ci spiega ciò che avevamo già un po’ indovinato, e cioè che li ha sempre fatti “ a pezzi” cioè con più macchine fotografiche messe una in fianco all’altra, e che li ha sempre montati, successivamente, al computer. Ma dice anche, con una certa onestà, che per quanto ben fatto, un ritratto di gruppo non avrà mai la forza di un soggetto singolo. Parla a lungo della Regina d’Inghilterra e delle situazioni assurde di quel set, ma anche di Obama, Shwarzenegger, Patty Smith, Nicole Kidman e Jhonny Depp. Del loro carisma e di come la luce accarezzi con favore i loro volti.
Un racconto molto maschile, non per forza simpatico. Dice che non ha mai cercato di “mettere a suo agio” nessuno, che non chiede mai di sorridere per una foto. Dice che il suo modo di creare un’intesa è di parlare con franchezza, fare richieste precise e lavorare insieme al soggetto fino a creare una situazione condivisa.
Nel libro, ci sono, ovviamente, le foto di cui racconta, ma anche, molto curiose, le foto di “backstage” dai suoi set: Flashes, ombrelli, gli “octa” , i ventilatori, generatori, cavi, corde, pesi, cavalletti, gli enormi schermi per la luce montati in mezzo al deserto, o il suo tipico fondo grigio messo lì, come in uno studio, nel mezzo di una lussuosa suite di un grande albergo.
Parla della transizione, dapprima difficile, poi sempre più entusiasta, dalla pellicola al digitale. Parla dei suoi assistenti, e di come adorano farle notare se fa uno scatto sfuocato, dell’importanza degli “stand In”, le controfigure su cui provare la luce e l’inquadratura prima che arrivi il vero soggetto.
In mezzo a tutto questo ben di Dio riusciamo anche a sapere mille altre piccole, fondamentali, cose: che il cavalletto lo porta sempre, ma che poi non lo usa quasi mai; che odia quando i suoi assistenti continuano a misurare la luce con l’esposimetro e la forzano a fare una foto “esposta giusta” mentre lei la vuole fare “scura”; che qualche volta le grandi idee per le sue famose foto non le ha avute lei, ma qualcuno che passava di lì, e che la sua bravura è stata solo nel fare “clik”; che dopo un po’ che lavora in studio le viene voglia di mettersi a tracolla una Nikon e andare in giro a fare delle foto meno “costruite” e che comunque, per un fotografo avere il proprio studio è come avere una macchina sportiva, non è certo la cosa che ti fa fare foto migliori, che quando fai la moda devi ricordarti che è il vestito che comanda; che nelle doppie pagine non devi mettere mai nessuno nel mezzo dell’inquadratura perché se no finirà per scomparire nel mezzo della piega del giornale; che prima di fotografare qualcuno è bene sapere chi è, cosa fa, cosa ha fatto, e sopratutto chi l’ha fotografato, e come, prima di te; che in esterni, la luce più bella per un ritratto è uno o due metri dentro ad un portone, e che, (anche a lei) fa un po' strano quando dicono: “hai colto l’anima di tizio, o caio”, dato che sai bene che in un ritratto è già tanto riuscire a far somigliare qualcuno a se stesso. Insomma, una piccola meraviglia. L’ho letto tutto d’un fiato. Poi, era notte, ho spento la luce, e prima di addormentarmi ho pensato: “ Che bello…, Annie Leibovitz è proprio come me….”

Annie Leibovitz
At Work

Jhonatan Cape London
237 pagine.
In vendita in Corso Como 10 Milano
45,00 Euro.

(Un lungo e ben documentato articolo di Andrew Goldman sugli attuali, enormi, problemi finanziari di Annie Leibovitz si trova, naturalmente in inglese, sul sito del New York Magazine.)

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"Ancillotti" The historical motorcycle brand and logo revive in the passionate hands of Roberto Giliberti.

Autodromo del Mugello, 12 Luglio 2009

Una bella storia di passione per le moto e per le corse quella che vede Roberto Giliberti "Chief financial officier" della PisaSuperyachts riprendere in mano la proprietà del mitico marchio Ancillotti"
Già realtà un paio di 125cc, una da cross e una da velocità che ha debuttato al Mugello in occasione del Campionato Italiano Velocità e in cantiere uno "Scrambler" 350cc che sarà presentato al Salone del Motociclo di Milano a Novembre.
Qui sotto alcune immagini dalla giornata di gara al Mugello.



Un esemplare della 125 da Cross: tutti componenti sono di assoluta eccellenza.



Roberto Giliberti in posa in mezzo alle due "Friba" 125 da competizione. Quella di sinistra porta i colori della "Ancillotti".



Un dettaglio delle grafiche sulla carena. Il marchio Ancillotti è talmente bello che sarà utilizzato per una linea di abbigliamento super stilosa, e indiscrezioni raccolte nel paddock suggeriscono che in questa operazione potrebbe essere coinvolto come consulente Tommaso Pecchioli, animatore del famoso brand fiorentino "GERARD LOFT"





Sulla linea di partenza: a destra della volenterosa "ombrellina" il giovane pilota napoletano Ciro Pizzo, Francesco "cavins" Cavini all'acquisizione dati, Massimiliano "Sega" Marchesini e Roberto Giliberti ( il boss non ha soprannome...)



Momenti di tensione prima del via...



Una qualifica non proprio fortunata ha tenuto i nostri colori un pò fuori dalla mischia dei primi, costringendo Pizzo ad una gara solitaria e un pò in rimonta. Ma l'importante oggi è farsi vedere e conoscere...

Photographed by Toni Thorimbert


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Tafkav: "The Artist Formerly Know As Vanda", a remarkable performance from artist, gentleman rider and long time friend Francesco Monico.









San Casciano Val di Pesa. Luglio 2009

Nella piccola stanza, gli altoparlanti di un impianto stereo collegato ad un computer emettono un suono ritmico, assimilabile al battito di un cuore o ad un respiro.
E' la "vibrazione" di un'orchidea, monitorata e diffusa attraverso un computer.
Detto così, sembra "solo" interessante, ma vi assicuro che dal vivo è un'esperienza coinvolgente ed emozionante.
In fondo non è nemmeno così importante se i suoni, il "respiro della pianta" sono veri, verosimili o farlocchi, ma l'idea, il sogno di poter comunicare, scoprire, e ascoltare il "suono interno" di un fiore, tra l'altro bellissimo come l'orchidea Vanda, è assolutamente affascinante.

The Artist Formerly Known As VANDA (TAFKAV) è un'istallazione costituita
da un fiore d’orchidea (vanda) collegata mediante sensori a un
misuratore di elettricità galvanometrica della pianta, a sua volta
collegato ad un hardware che traduce gli impulsi in Max Msp, e richiama una sequenza di sonorità preregistrate (opera di Steve Piccolo) nel computer.
L’amplificazione di questi suoni, talvolta impercettibili, permette di
cogliere una sorta di linguaggio poetico, simbolo di possibilità di
scambio pianta–uomo.
L’opera pone l’accento sulla necessità e la possibilità di un’estensione della
coscienza umana nel campo cosiddetto non-umano e sottolinea come la tecnologia può arrivare a favorire questo processo, aumentandone esponenzialmente le possibilità
percettive.

Blog: http://tafkav.blogspot.com/

Francesco Monico, allievo di Derrick de Kerckhove e poi di Roy Ascott, ha sviluppato una ricerca sincretica sui media, tecnologia e nuove proporzioni umane, che esprime un'estetica in cui pratica artistica, esperienza didattica e produzione scientifica sifondono in un unico contesto di ricerca.
Dirige il PhD MNode, ed è fondatore e Direttore della Scuola di Media Design & Arti Multimediali della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.


Nelle foto in alto, alcuni aspetti della mostra e dettagli dell'opera TAFKAV mentre, nella foto qui sotto l'artista Francesco Monico in perfetto tema futurista mentre pennella la sua piega alla parabolica della pista di Castelletto a bordo di una Honda CBR 600RR...Non male per essere un artista multimediale...



"Tafkav" pictures by Toni Thorimbert


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On the road btwn Cisternino and Ostuni, Puglia, Italy.



4 July 2009

Photographed by Toni Thorimbert

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Motorbike World Champion and Icon Kevin Schwantz graces the July cover of "Riders"









Luglio 2009

Com'è Kevin? molto cool direi, il numero 34, quello che, per rispetto, nessun altro pilota potrà mai più portare, un mito che va ben oltre il numero delle sue vittorie e del suo, unico, titolo mondiale.
Anche se probabilmente non è così, nel mio ricordo è il primo pilota a strisciare il ginocchio a terra nelle curve.
Oggi è un affabile signore, piuttosto in forma, che insegna motociclismo da pista in America e che si candida a dirigere il team Suzuki in MotoGP.
Molto di più, su di lui e sulla sua storia potete trovare nel pezzo che accompagna le mie foto sull'ultimo numero di Riders ora in edicola. Qui sopra la cover del magazine, una selezione dalle pagine interne e una foto dal backstage.
Il servizio è stato realizzato durante il Gran Premio d'Italia al Mugello.

Kevin Schwantz photographed by Toni Thorimbert


Backstage photograph by Niccolò Rastrelli.

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Actress Micaela Ramazzotti graces the cover of the July issue of"Max" Magazine









Luglio 2009

E' uscito in edicola il numero di Luglio di "Max" con copertina e servizio ( di cui riproduco qui sopra una selezione) dedicato all'attrice Micaela Ramazzotti. Il titolo del pezzo ("cambio vita, mi rivesto") la dice lunga sulle difficoltà che ho avuto a scoprire qualche centimetro di pelle di Micaela, che si è fermamente opposta a bissare, neanche lontanamente, le foto, molto, molto svestite (ma non fatte da me), che proprio Max pubblicò di lei qualche anno fa..Il tempo però passa e le cose cambiano, oggi Micaela è la signora Virzì e comunque, vestita o svestita davvero non credo importi: Micaela è una straordinaria e intensa attrice e spero che questi ritratti rendano il giusto tributo alla sua bellezza.
Voglio qui ringraziare la truccatrice Carla Vincenzino, il produttore Alberto Cancemi e il "press agent" di Micaela Luca Di Nardo per il loro prezioso apporto in questo set.

Micaela Ramazzotti photographs by Toni Thorimbert

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