The good old days, by Matteo Oriani.

Questa fotografia ha vinto, nel 1931, il primo premio nella categoria "still-life" nel più grande concorso fotografico per fotoamatori mai realizzato al mondo.



Quando l'ho vista ho pensato: Wow, guarda qui il fotoamatore! Dopo una piccola ricerca, ho scoperto che è stata realizzata da Katsuteru Nozahi, un signore giapponese di Okayama con una macchina fotografica Sanderson.
Cos'è una Sanderson? Avete presente una Deardorff? Stessa cosa.*
Il signor Katsuteru Nozahi, fotoamatore, oltre a fotografare con una macchina fotografica a lastre con il soffietto, sviluppa e stampa le foto da sè. Come lo so? Beh, lo immagino: la bottiglietta di vetro della foto è un contenitore di Rodinal, liquido di sviluppo per negativi dell'Agfa.
Trovo la composizione molto speciale nella sua convenzionalità, con alcune intuizioni azzeccatissime. Il "vaso" usato, prima di tutto, è uno strumento che il signor Katsuteru Nozahi usa per il suo hobby, direi un omaggio alla sua passione.
Ha voluto dare dignità a quello che molti considerano uno scarto.
Nell'inquadratura la base viene tagliata, non per sminuire il ruolo del vasetto ma, anzi, per compensare la sua proporzione con quella della composizione floreale, portando gli elementi in equilibrio.
Il soggetto è leggermente decentrato sulla destra, sempre per la volontà di equilibrare la composizione.
I tre soffioni sono disposti in un disordinato rigore molto espressivo.
I due più alti, si piegano verso sinistra, cercando spazio vitale, spingendo la composizione naturalmente verso destra. Il vasetto non è al centro, ma è come se lo fosse perché la disposizione del mazzolino riequilibra il tutto.
Una immagine molto semplice, delicata, elegante. Non vorrei dire una banalità dicendo "molto giapponese", ma mi sembra così.
La luce è quasi caravaggesca con l'illuminazione di una finestra (si vede il tipico riflesso nel vetro) alla sinistra del soggetto.

Insomma, nel 1929, quelli della Kodak decidono di organizzare, negli Stati Uniti e Canada, il più grande concorso fotografico della storia per promuovere la vendita di apparecchi fotografici e pellicole e riempirsi le tasche di soldi.
Il concorso ha un successo enorme e nel 1931 diventa di livello mondiale con migliaia e migliaia di fotografie partecipanti.
Fotografie che ora sono custodite nella Biblioteca Rush Rees dell'Università di Rochester, New York.
La giuria del concorso, formata da "esperti", suggerisce furbescamente di fotografare bambini: i figli so' piezz 'e core in tutto il mondo. Infatti il primo premio del primo anno del concorso, che andrà avanti fino agli anni 40, lo vince questa foto:



L.L. Martin, l'autore, vince 2.500 dollari, più di 30.000 dollari di oggi.

Ok, è una foto davvero bella. Ma guardate queste:



Non vince nulla. Una fotografia estremamente dinamica, "rumorosa" quasi. Con una enfasi notevole.



Questa qui sopra vince 5 dollari. E' una fotografia immortale. Attualissima.
Un art director di oggi la userebbe ovunque, cambiando solo il costume da bagno.



Questa vince 10 dollari nella categoria "Unusual Photographs".
Pensate che queste foto hanno più di 80 anni, realizzate quindi da persone nate 110/120/130 anni fa. La fotografia non era roba da ragazzini.



Vince 10 dollari. Questa l'ha scattata una donna, la moglie del signore che legge. Molto umoristica e delicata. Racconta un bel rapporto tra moglie e marito.



Quest'altra vince 5 dollari. Capolavoro di fotogiornalismo. Cartier Bresson insegna. Quello che rende speciale questa foto, già meravigliosa di per sé, è il ruolo della signora sulla sinistra. Tutte le persone che sbirciano per curiosare in modo poco dignitoso e inelegante, sono maschi. Uomini e bambini. La signora, in quanto donna, non si "abbasserebe" mai e si limita ad osservare la scena. Provate a coprire la figura della signora. La foto ha un altro significato o, semplicemente, meno intensità.

Tutto questo per dire, ancora una volta, che la fotografia è cambiata molto con la morte della pellicola.
Adesso si può discutere all'infinito se in meglio o in peggio, ma si può dire con certezza che i fotografi dilettanti avevano una Cultura fotografica e, per realizzare il loro Progetto, sapevano scegliere un'ottica, una pellicola, impostare tempi e diaframmi e alcuni conoscevano addirittura il difetto di reciprocità o legge di Schwarzschild! Facevano foto per puro divertimento e colto passatempo.
E pensare che la Kodak, intesa come industria, ha paradossalmente una responsabilità enorme per la morte della pellicola.
Infatti, dopo essere stati i primi a lanciare una macchina fotografica interamente digitale basata sul corpo della mitica Nikon F3 nel 1991 (10 kg di peso e 30.000 dollari di costo con prestazioni di tutto rispetto), non hanno avuto il coraggio e la lungimiranza di lanciare una macchina "consumer", pronta già poco dopo, perché avevano avuto paura di cannibalizzare il mercato della pellicola.
Ma, come ha detto Steve Jobs: “Se non ti cannibalizzi da solo, ti cannibalizzeranno gli altri”.

Matteo Oriani.

* Si, si: una piccola citazione da Blade Runner

Matteo Oriani è un fotografo.
Colto ed acuto osservatore delle immagini e delle menti che le producono.
Insieme a Raffaele Origone forma il duo professionale Oriani-Origone.
Nelle loro foto danno vita ad oggetti altrimenti inanimati.


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Let's the images talk: "Io mi ribello" a fashion essai for Io Donna magazine featuring super-loved model Nadiia Shapoval.























Here below some images from the backstage shot by Giorgio Serinelli





















and the backstage video, filmed by Serinelli and edited by Maria Alonzo.



Io Donna
"Io mi ribello"
Styled by Silvia Meneguzzo
Photographed by Toni Thorimbert

Model Nadiia Shapoval

Hair Gianluca Guaitoli
Makeup Roman Gasser


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Ciao Marina!

E' arrivata a Milano il 6 Marzo. Oggi domenica 25 è ripartita.
La sua mostra-evento-performance-esperienza continua al PAC.













Marina Abramovic lascia un segno indelebile del suo passaggio.
Te lo lascia negli occhi, nella testa, ma sopratutto nel cuore.



MARINA ABRAMOVIC – THE ABRAMOVIC METHOD

Padiglione d’Arte Contemporanea
Via Palestro, 14 Milano

Date
21 marzo – 10 giugno 2012

Orari mostra
Lunedì 14.30 – 19.30
Da martedì a domenica 9.30 – 19.30
Giovedì 9.30 – 22.30


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"Altari", the exhibition.




INAUGURAZIONE/OPENING
MARTEDI'/TUESDAY 20 marzo 2012, ore 18.30


Fondazione Marco Biagi
Modena, Largo Marco Biagi 10


Porta il titolo "Altari" la nuova personale di Toni Thorimbert, promossa da Fondazione Marco Biagi e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e curata da Fondazione Fotografia. Concepita come intervento site specific, la mostra resterà allestita stabilmente fino a fine 2012, visibile al pubblico nel normale orario di apertura della Fondazione Biagi.

Intervento di forte intensità, "Altari" è strutturato su due serie di immagini completamente diverse per contenuto, stile e modalità di presentazione, eppure tra loro complementari nell’indagare la fragilità dell’uomo all’interno di un mondo – quello del lavoro – i cui valori e riferimenti appaiono oggi in continua mutazione.
Nove poster di grandi dimensioni, incollati al muro come tante affiches elettorali, fanno da controcanto ad altre nove fotografie, di minimo formato, riprodotte sotto forma di cartoline e distribuite al pubblico negli spazi di mostra. Se le prime appaiono volutamente impersonali le seconde sono quanto di più intimo e prezioso, proiettando il lavoro su una dimensione volutamente interiore.


ALTARI
Toni Thorimbert

Fondazione Marco Biagi
Modena, Largo Marco Biagi 10

Orari di apertura
dal lunedì al giovedì 8.30-13 e 14.30-17.30
venerdì 8.30-13

The privilege to be (the) photographer: Marina Abramovic for Yo Dona, Spain.

Qui mi arrendo. Mi piace scrivere, ma questa volta, nonostante tutto quello che vorrei dire e raccontare di questo pomeriggio bellissimo, mi fermo perchè le parole mi verrebbero fuori proprio inadeguate.

Abbiamo lavorato con le immagini.

Mi piace molto quella di Marina e Rossy che si parlano attraverso le foto, mentre loro "dialogano" telepaticamente.
A Marina è piaciuto tantissimo il suo ritratto, quello che lei tiene in mano, quello pubblicato in ultima, a colori.

Cosa posso aggiungere? Niente, appunto.



Qui sotto la copertina-video per Yo Dona versione Ipad:











Here below the backstage



Yo Dona
Marina Abramovic
and Rossy De Palma
photographed by Toni Thorimbert

Hair Gianluca Guaitoli
Makeup: Silvana Belli


Yo Dona video cover ( Ipad version ) filmed by Toni Thorimbert.
Backstage video filmed by Giorgio Serinelli
Editing: Steve Thorimbert.


Please, click on the pictures to enlarge.

Giovanna Mezzogiorno for Io Donna.







With Sivia Meneguzzo.



with Giovanna and, far right, Saverio Ferragina.

Here below the cover story as published.









Fin qui le foto.
Questo che segue è un piccolo pezzo che ho scritto per il giornale.
Racconta della prima volta che ho incontrato Giovanna, nel 1991, mentre fotografavo il padre Vittorio per Vanity Fair.

Padre e figlia. E io tra loro. Che ricordo...

Una scenata pazzesca, indimenticabile. Vittorio Mezzogiorno era furioso. Giovanna, sua figlia, adolescente con qualche problema di rendimento scolastico, zitta.
Io lì come terzo incomodo. Giovanna piccola e bellissima e comunque tosta. Non indietreggia.
Il padre, carisma allo stato puro, in quel momento al culmine della sua fama. E io in mezzo.
Sono un fotografo, e così, invece di salutare, sparire alla chetichella, o sprofondare, faccio pure qualche scatto.



Ma la stanza, grande, con il pavimento e le pareti grezze e scrostate in una bella villa borghese in centro a Milano, sembra invece troppo piccola per contenere tutto. Fotografo un po’ lui, nella sua incazzatura e un po’ lei, chiusa nel suo silenzio.
Ma forse la foto è giusta così, in questo momento una rottura c’è.
Insomma, non ce la fanno a stare insieme nemmeno nel rettangolo virtuale della mia inquadratura.
Era il 1991.



Ora Vittorio, purtroppo non c’è più. A me piaceva molto, era bello da fotografare perché era un vanitoso costruttivo. Nelle foto, lui ci si metteva con tutto se stesso, come credo facesse in tutte le sue cose. Aveva la fama di uomo molto esigente, sul lavoro, ma anche con le sue persone, e questo mi ha fatto sempre sentire molto figo, perché con me era sempre sintonizzato, intenso, onesto, diretto. Andammo a Roma in una sua palestra, era stato pugile vero, scattammo foto per ore, Vittorio non faceva mai le cose per finta, per scena, le faceva fino in fondo e basta. Non si risparmiava, ma non era il risultato, il suo obbiettivo. Voleva cogliere l’occasione di essere ed agire senza mezzi termini, senza compromessi, come piaceva a lui.



E Giovanna è cresciuta, è diventata grande e grande attrice. Non era scontato, anzi.
Ora, quando ci siamo visti, mi ha regalato “Negli occhi” un piccolo film documentario sul padre girato da Daniele Anzellotti e Francesco Del Grosso che lei a co-prodotto e interpretato. E’ un film su Vittorio, la sua carriera e le sue avventure, ma è soprattutto un film su tutti noi, rimasti senza di lui.
Vederlo, mi ha commosso e mi ha riportato a quel pomeriggio di tanti anni fa in quella casa, a come può essere stato bello essere sgridati da un papà come lui.

Toni Thorimbert



Io Donna
Giovanna Mezzogiorno.
Photographed by Toni Thorimbert
Styled by Silvia Meneguzzo
Hair+makeup: Roman Gasser.


Outside Studios, Rome, 17 January 2012.


BW pictures:
Giovanna and Vittorio Mezzogiorno photographed by Toni Thorimbert in Milano, 1991, for Vanity Fair.



Backstage photography Giorgio Serinelli.


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