A star is born: The Mila Schon fashion show by Bianca Gervasio was fab!





Milano, Sala delle Cariatidi. Saturday 26 september 2008

We just love Bianca, she's young, smart, talented. Look at her face: the eyes, the smile, so fresh, so cool. She now design Mila Schon and she's the one! stay tuned...the best has to come....

photos by Niccolò Rastrelli

Click on the pictures to enlarge.

A great afternoon of sun , bikes and speed...




Motodromo di Castelletto di Branduzzo, 26 Settembre 2008

Pomeriggio di sole e moto, e quindi di poche immagini, se non quelle impresse attraverso la visiera del mio Arai (il cordolo!) questo ritratto con Matteo e la mia moto in controluce (ammetto: la amo!)

Grazie a Motorace.org, come sempre impeccabili nell'organizzazione e in grado di creare la giusta atmosfera in circuito.

Click on the picture to enlarge.

What a party! Sergio Pappalettera "Il Gioco del Mondo" opening was crazy!





Milano, 25 settembre 2008 Triennale Bovisa

Jovanotti che per due ore e più suona la stessa canzone declinata, ogni volta diversa ed uguale come un mantra: "Il gioco del mondo" è un'opera che ti coinvolge e ti riguarda. mostra da vedere assolutamente, e lo dico non certo perchè Sergio è un'amico ma perchè è un'esperienza giocosa e profonda, divertente, ironica.
L'inaugurazione, bellissima, con tantissima gente ma anche come una famiglia, allargata e sorridente. bel colpo!
Nelle foto: dall'alto il murale con la mia foto di Sergio all'ingresso della Triennale, Lorenzo "Jovanotti" e Saturnino suonano per pochi/molti eletti ( ma bastava avere l'invito), T.T. con Sergio Pappalettera in gran forma.

Le foto sono di Niccolò Rastrelli

Click on the pictures to enlarge.

backstage: the white seamless on shadow...the best white ever, for italian Max magazine.






Cerbaia, Zona artigianale, 17/18 Settembre 2008

Quattro set "alla Avedon" per lo "speciale Jeans" di Max che uscirà come allegato a Dicembre.


Click on the pictures to enlarge.

"Il Gioco del Mondo": Artist Sergio Pappaletera photographed By Toni Thorimbert.



Milano 25 Settembre 2008

Immaginata come metafora del gioco e della vita, e anche in bilico tra vita e morte, Sergio bendato come la sorte, o come un monaco zen capace di "sentire" i coltelli e schivarli senza mai vederli, lui, piuttosto in gamba nel giocare all'arte del "Gioco del mondo"...

Opening Giovedì 25 Settembre 2008 ore 19,00 Triennale Bovisa.

Click on the picture to enlarge.

As seen on Vogue...and in others lead magazines: some new ads campaigns for Fall_Winter 2008_09










Settembre 2008

Stanno uscendo sui giornali ( Vogue, Flair, Marie Claire, Amica, D, Io Donna etc) le nuove immagini per l'autunno_inverno che ho realizzato per le campagne pubblicitarie dei miei clienti.
Dall'alto:
Allegri
Gianna Meliani
Les Macon Danseurs
Cividini.

Qui sotto una delle immagini realizzate per Laura Biagiotti.



Grazie a Lavinia Biagiotti Cigna, Piero Cividini, Betty Balli, Gianna Meliani, Elisabetta Fanfani ed Alessandro per il supporto, l'amicizia, il tempo, la tensione creativa e tutto quello che abbiamo condiviso sul set di queste immagini.

Approfitto anche di questo post per comunicare che non è più mia, dopo sedici stagioni di proficua collaborazione e di successi la campagna di Fred Perry.
Mi permetto di annunciarlo "pubblicamente" per non deludere i tanti che in questi anni hanno seguito ed apprezzato il mio lavoro per questo marchio.
Le immagini ora in uscita sui giornali non sono più le mie...

Per vedere una selezione delle mie campagne di Fred Perry si può cliccare sul titolo di questo post e accedere ad un set di immagini su Flickr

Click on the title to see more Fred Perry ads.
Click on the pictures to enlarge.

More from the SI_FEST: A great portrait shot by Chico De Luigi and an interview for NO PANIC Gallery.



Quando hai capito che volevi diventare fotografo?
A quindici anni, mio padre era un grafico. Ho frequentato una scuola di grafica dove ho seguito un corso di fotografia e lì mi sono innamorato più di quest’arte che della grafica.
Ci sono stati maestri nella tua vita?
Si, maestri ne ho avuti tanti, ma tutte le immagini che incontri ti possono dare qualcosa, indipendentemente da chi le ha realizzate.
Il tuo ruolo (di fotografo) coincide con il tuo essere?
Totalmente.
Cosa c’è di autobiografico nel tuo lavoro?
Praticamente tutto.
Chi è la prima persona a cui fai vedere il tuo lavoro?
A quell’altro me stesso.
Quali foto avresti voluto scattare?
Le più belle.
Quali non avresti voluto scattare?
Quelle che mi hanno pagato di più.
Qual è il rapporto, nelle tue immagini, tra la figura umana e la natura?
Non sono un fotografo molto naturalista, preferisco i condomini dei contesti urbani, sono un artista poco immerso nella natura, fotografo quasi solo la figura umana.
Che cos’è il colore?
Bello.
E il bianco e nero?
Bellissimo.
Che importanza ha lo sfondo nelle tue foto?
Una grande importanza, quasi troppa.
Qual è il tuo concetto di limite, quali sono i tuoi limiti?
Il concetto di limite contempla l’inquadratura.
L’inquadratura è la cosa più importante, perchè esclude tante cose, più di quelle che include. Il limite è sempre creativo, senza limiti non c’è creatività.
Qual è il tuo progetto nel cassetto?
Adesso sto lavorando troppo per avere dei progetti, quindi forse vorrei avere più tempo.
Dinamismo o staticità?
Dinamismo ed energia.
Qual è il tuo rapporto quotidiano con la fotografia e con l’immagine in genere?
Molto naturale, come mangiare.
Cosa succede (mentalmente e fisicamente) prima di un lavoro?
Proiezione di energia, ispirazione e molta preparazione, guardo tante immagini, guardo tutto, la gente per la strada.
Come progetti un lavoro?
Lo progetto sempre per qualcuno, lo dedico sempre a qualcosa o a qualcuno, alle volte ai miei clienti.
Che cos’è il vuoto?
Bellissimo, difficile da contenere.
Che cos’è la bellezza?
Una cosa che ti trovi spesso davanti, improvvisamente.
Qual è il tuo rapporto con la spiritualità?
In questo momento la mia spiritulità è in un cassetto.
Che cos’è la passione?
Necessaria.
Qual è il tuo concetto di panico?
Panico è entrare in curva troppo veloce.
Come affronti il panico?
Appoggiando il ginocchio a terra.

Savignano sul Rubicone, 13 settembre 2008.

Chico De Luigi è un ottimo fotografo ma anche uno straordinario animatore; la parola può ricordare il clima di un villaggio turistico, ma nella sua accezione più nobile, è bella. Lo definirei quindi qualcuno che ci mette l'anima, qualcuno capace di scuotere, far vivere, "rianimare" gli eventi. A Savignano era presente con questa sua energia, un megafono (vero) e con la NO PANIC Gallery, un collettivo di giovani artisti multi tasking indaffarati a generare situazioni creative, tra cui un istantaneo "giornale del festival" con interviste e ritratti ai fotografi e agli artisti presenti, da cui è appunto tratta l'intervista qui sopra.

Per saperne di più:
NO PANIC GALLERY
Via Bertola 82
Rimini
Italy

www.chicodeluigi.it
www.myspace.com/nopanictv
nopanicgallery@gmail.com

Click on the picture to enlarge.

Was nice to meet you: Gian Paolo Barbieri and Nando Chiesa at the party hosted by Giuseppe Zanotti in Savignano.



Savignano sul Rubicone,13 Settembre 2008

Con Gian Paolo Barbieri e Nando Chiesa alla festa di Giuseppe Zanotti.

La foto è di Sonia Thorimbert

Festa grande a Savignano per celebrare la mostra di Gian Paolo Barbieri al SI_FEST.
Giuseppe Zanotti ha aperto la sua villa con musica, cena e ospiti ben mixati.
Non dimenticherò mai la prima volta che ho incontrato Nando Chiesa e l’ho visto all’opera. Era il 1973, io ero davvero un ragazzino e reggevo il microfono per un film in super-8 che Renato Gozzano stava girando su Rocco Mancino.
Dalle dieci del mattino alle due di notte nello studio di Mancino successe veramente di tutto: Musica a palla, gente di ogni tipo che andava e veniva, o che in quel casino dormiva per terra, modelle che sparivano, che piangevano, che tornavano, vodka a fiumi, e in mezzo a tutto questo Nando, veramente impassibile, truccava modelle una dopo l'altra totalmente incurante del fatto che molte sarebbero state rimandate a casa...
Era uno shooting per L’Uomo Vogue e verso l’una di notte Rocco era talmente ubriaco che, alla fine, le foto le scattò il suo assistente…
Per me, adolescente con i brufoli, al primo anno di fotografia dell’Umanitaria, tutto questo fece un’impressione pazzesca e credo contribuì non poco alla mia passione nascente per la fotografia.
Anni dopo, ho avuto la fortuna e il privilegio di avere Nando Chiesa come truccatore per molti miei lavori. Grazie Nando, sei sempre stato fantastico!
Gian Paolo Barbieri mi è sempre piaciuto "abbastanza". Negli ultimi anni mi è sempre piaciuto di più. Le sue stampe originali esposte qui a Savignano erano veramente straordinarie, e, tra le molte immagini già note, una serie in buona parte inedita di “ritratti di granchi”, scattati alle Seychelles, erano veramente notevoli.
Gian Paolo mi ha svelato poi qualcuno dei trucchi che usa per realizzare queste foto complicatissime da fare, che però, una volta stampate ( e mai ritoccate al computer) sembrano così meravigliosamente semplici e naturali. Mi ha anche comunicato la grande passione che lo anima nel realizzare queste immagini. Davvero un bel momento, forse perché spesso siamo portati a credere che le persone che in qualche modo mitizziamo, o stimiamo particolarmente, non facciano mai fatica a fare le cose, o non abbiano a che fare con i nostri stessi problemi. Quando scopri invece che anche Barbieri non ci dorme la notte per risolvere una foto difficile, o per disegnare o progettare una nuova immagine, ti fa sentire molto bene…

Per saperne di più: www.giampaolobarbieri.com
www.giuseppezanottidesign.com



Click on the picture to enlarge.

A street-art must: The "Don Gallery" exibitions hosted by Matteo Donini.



Milano, 11 Settembre 2008
Seconda mostra dedicata alla Street-art promossa da Matteo Donini.
Inaugura Giovedì 11 Settembre ore 18 in via Tortona 19.
Da non perdere. In bocca al lupo Matte!

Click on the image to enlarge.

Trust me: Art director superstar Sergio Pappalettera on stage for his portrait!


Milano, 4 settembre 2008
Studio Santa Veronica.

Sembra di percepire un po’ d' ansia nell’espressione di Sergio...
Quando a giorni potremo svelare la foto che poi abbiamo fatto, il perché sarà ancora più chiaro!...

A presto qui sul Blog e alla Triennale Bovisa di Milano...
Stay tuned to know more…

La foto è di Niccolò Rastrelli

Clicca sulla foto per ingrandirla/Click on the picture to enlarge.

"Facce da schiaffi" ("Cool faces") a short movie by Stefano Riva at "Savignano Immagini Festival"



Un video di Stefano Riva
FACCE DA SCHIAFFI
Fotografie di Toni Thorimbert

Dalla periferia dell'impero al centro della moda: Il percorso fotografico
(ed umano) di un autore e dei suoi modelli.

In fase di montaggio proprio in questi giorni, il video racconta, in sintesi, di come io abbia portato le facce , i gesti e gli atteggiamenti dei balordi di periferia ( e compagni della mia adolescenza ), dal reportage alla moda. Il video verrà proiettato (probabilmente la sera di Sabato 13) nell'ambito del "SI FEST_ Savignano Immagini Festival". Savignano sul Rubicone 12_13_14 Settembre 2008.

Non mi dilungo qui sul programma, davvero molto ricco e interessante a cura di Laura Serani, dato che potete scaricarlo o consultare il sito: www.sifest.eu

Summer readings: "Durante" by Andrea De Carlo, and much more...


Andrea De Carlo, fotografato per Amica al giardino zoologico di Milano nel 1984



Agosto 2008

Andrea De Carlo è un grandissimo scrittore, anche se non tutto quello che pubblica mi piace ( e quando non mi piace, purtroppo mi irrita).
Ma quello che mi piace, mi entusiasma.
Per esempio “Treno di Panna”, e poi “Due di due” e quest’ultimo: ”Durante”, un romanzo davvero molto bello che ho letto tutto d'un fiato.

Riporto qui alcune righe dal risvolto di copertina:
"...Durante (il personaggio principale del romanzo. N.d.A) si insinua inesorabilmente nelle esistenze normalizzate e piatte del gruppo di persone (e di chi legge) e a poco a poco ne individua i limiti, le fragilità, quasi volesse col suo porsi innocente e sincero fino alla durezza, scardinare la parete di vetro dietro la quale quelle persone vivono da tempo" (e.s.)



Alberto Moravia, fotografato nella sua casa romana per "Amica", 1984.


E poi un racconto: “Il fotografo e lo scrittore”, scritto nel 1985 per una mia mostra (“Grandi ritratti”, Galleria Il Diaframma, Milano, 1985) dove De Carlo racconta l’incontro tra me e Alberto Moravia, pur senza mai nominarci, come lui se lo è immaginato (a partire dalla foto pubblicata qui sopra).

Questo testo, e la sua traduzione inglese sono stati pubblicati prima d’ora solo su "Thorimbert_Carta Stampata” (Nepente/La Meridiana editore, 2006)

"Il fotografo e lo scrittore"
Di Andrea De Carlo

Un’anziano e famoso scrittore guarda l’orologio perché un fotografo sta per arrivare; va alla finestra e guarda giù nella strada. Torna a sedersi alla scrivania ma non c’è niente che possa fare in così poco tempo. Va in bagno, si guarda allo specchio; si aggiusta i capelli, le sopracciglia. Pensa che non ha nessuna voglia di mettersi in posa, che ci sono già abbastanza sue fotografie nelle redazioni di ogni rivista e giornale. Gli sembra che la camicia che indossa abbia un colore sbagliato; va a mettersene un’altra. Pensa ai molti modi in cui ha visto la sua faccia riprodotta fin’ora, tutti in fondo deludenti rispetto a come se la vede adesso allo specchio.
Gli viene in mente l’atteggiamento da rapinatori di molti fotografi, il loro modo di entrare in casa e trasformarsi appena tirano fuori la macchina, cambiare tono e sguardo; il loro puntare subito ad un effetto: ad una mandibola ingrandita, un naso rafforzato, un’espressione amplificata fino a renderla quasi caricaturale. Lo scrittore sente il panico salirgli dentro; va di nuovo a guardare dalla finestra. Il campanello suona. La cameriera scivola fuori dalla cucina e va ad aprire.
Lo scrittore va avanti e indietro nel soggiorno dov’è appeso un suo ritratto ad olio; ascolta apprensivo voci e suoni che vengono dall’anticamera. Va verso la porta, e simultaneamente il fotografo gli viene incontro. Ed è magro, vestito di nero, con capelli a ciuffo corti sulle tempie, basette che quasi gli raggiungono il mento. Ha un paio di scarpe a punta di finto leopardo; uno sguardo gentile che certo nasconde sentimenti di altro genere. Lo scrittore guarda la porta, ma già un assistente viene avanti, trascinando borse e cavalletti.
La voluminosità degli attrezzi gli fa crescere il panico, moltiplica le sue apprensioni.
“Usate tutto questo?”, chiede indicando il bagaglio sul pavimento.
“Si”, dice il fotografo, e già il suo sguardo ha cominciato a trasformarsi.
Lo scrittore dice: “Dove mi devo mettere?”. Si guarda attorno, ma nessun punto gli sembra abbastanza sicuro. Il fotografo dice:
“Dove preferisce lei”, e intanto a occhiate sta sondando la stanza in varie direzioni. Indica un punto, dice:
“Perché non proviamo lì?”.
Il suo tono è cortese, ma d’altra parte sa che lo scrittore non ha scampo.
Lo scrittore va al punto indicato sperando che succeda qualcosa prima che ci arrivi. Dice: “Va bene?”. Il fotografo non lo stà nemmeno guardando, studia la luce che arriva dalla finestra. Dice:
“Ahà”. Lo scrittore si siede. Il fotografo lo osserva da qualche passo con la testa inclinata, viene più vicino, torna indietro. Fa cenno all’assistente di portargli la macchina. Non è nemmeno una macchina normale: è una grande scatola di metallo con un soffietto nero, come si usavano agli inizi della fotografia. L’assistente estrae da una borsa il cavalletto spesso e robusto come uno strumento da guerra; lo dispiega, allunga i tubi telescopici. Il fotografo avvita la macchina sul cavalletto, regola manopole con gesti meticolosi.
Si impunta, controlla di nuovo. L’assistente pare influenzato da lui, anche i suoi vestiti e la sua pettinatura sono simili. Segue i gesti del fotografo con attenzione, non sembra molto interessato allo scrittore. Lo scrittore guarda i due, e gli sembrano animali da preda: vellutati e silenziosi, sicuri di non lasciarselo scappare. Ripensa al suo tergiversare per telefono quando gli chiedevano un appuntamento e si stupisce di non essere riuscito a dire che non voleva fare nessuna foto. I due si offrono di passargli un poco di cipria sul naso e sulla fronte, se vuole. Lo scrittore dice che non importa, anche se in realtà detesta apparire lucido e sudaticcio nella fotografia.
La situazione ormai gli è sfuggita completamente. L’assistente accende le lampade: luce fredda investe lo scrittore. Il fotografo apre il soffietto della macchina, inserisce il telaietto del negativo, infila la testa sotto il panno nero. Da sotto il panno nero dice:
“Guardi più in qua”. Lo scrittore si guarda riflesso nell’ obbiettivo, distorto dalla vicinanza del cristallo convesso.
Senza sicurezza dice:
“Non sono troppo vicino forse?”. Il fotografo ha già le dita sul pulsante di scatto; dice:
“No no”, con una specie di dolcezza astratta e lontana.
Lo scrittore si contrae. Il fotografo scatta.

"The photographer and the writer"
by Andrea De Carlo

A well-known, elderly writer looks at his watch - a photographer is coming; so he goes over to the window and looks down into the street. He walks back and sits at his desk, there is nothing else he can do in such a short time. He goes to the bathroom, checks himself in the mirror, tidies his hair, smoothes his eyebrows. He doesn’t feel like striking poses again, there are enough pictures of him in any newspaper or magazine editorial office. The colour of his shirt looks wrong; so he puts on another. He thinks of the many ways he’s seen his face reproduced, all of them quite disappointing compared to what he can see in the mirror now.
It occurs to him how photographers act like robbers, the way they come into your house and seem to transform as soon as they take out their camera, the way they change tone and expression, the way they aim at a rapid effect: a bigger jaw, a more pronounced nose, an expression so blown up that it looks like a caricature. The writer feels the panic rising up inside; he goes back over to the window and looks out. The bell rings. His maid glides out of the kitchen and opens the door.
The writer walks back and forth in the living room where his oil portrait hangs, listens anxiously to the voices and sounds coming from the hallway. Just as he’s heading towards the door the photographer strides over to him. And he’s slim, dressed in black, short curls of hair on his temples, sideburns almost down to his chin. He’s wearing a pair of pointed fake leopard-skin shoes; a gentle expression no doubt concealing altogether different feelings. The writer looks towards the door, but an assistant is already stepping forward, dragging camera bags and tripods behind him.
The bulkiness of the equipment increases his panic, multiplies his fears.
“Are you going to be using all of this?” he asks, pointing at the baggage on the floor.
“Yes”, the photographer says, and his expression has already started to change.
The writer says: “ Where shall I stand?”. He has a look around, but nowhere feels safe enough. The photographer says:
“Anywhere you like”, and in the meantime his eyes are darting all around the room. He points to one place, and says:
“Why don’t we try there?”
His tone is polite, but in any case he knows the writer has no escape. The writer moves to the designated point, hoping something might happen before he gets there. He says: “Is this OK ?”. The photographer is not even looking at him, he’s examining the light coming from the window. He says:
“Uh huh”. The writer sits down. The photographer observes him from a few steps away, his head bent, comes closer, moves back. He gestures to his assistant to bring the camera. It’s not even an average camera: it’s a big metal box with black bellows, like the ones they used at the beginning of photography. The assistant digs out a tripod from a bag, and it is as thick and solid as a weapon. He unfolds it, pulls out the telescopic tubes. The photographer screws the camera onto the tripod, meticulously adjusting the knobs.
He fusses over it, checking it time and again. The assistant seems to be influenced by him, the same sort of clothes, the same hairstyle. He’s focused on the photographer’s gestures, apparently not very interested in the writer. The writer looks at the two of them, they look like predators to him: silent and smooth, confident that they won’t let him escape. His mind goes back to his hesitancy over the phone when they had asked him for an appointment, and he’s so amazed he couldn’t say no, I’m not in the mood for pictures. The two suggest powdering his nose and forehead, if he likes. The writer says it doesn’t matter, but in fact he hates looking sweaty and slimy in pictures.
The situation is now totally out of control. The assistant switches the lamps on: a cold light hits the writer. The photographer pulls out the bellows, slides in the plate, tucks his head under the black cloth and says:
“Look over here”. The writer sees himself reflected in the zoom, distorted by the proximity of the convex lens.
He says hesitantly:
“Am I perhaps too close ?”. The photographer already has his fingers on the shutter:
“No, no” he says, with a sort of abstract, distant sweetness.
The writer freezes. The photographer shoots.

Andrea De Carlo


DURANTE
Andrea De Carlo
Bompiani Editore

Per saperne di più:
www.andreadecarlo.com
www.cartastampata.com

Clicca sulle foto per ingrandirle/Click on the pictures to enlarge.

Summer readings: A book about our times and dilemmas...



Agosto 2008
A parte la copertina, foto, titolo, tutto perfetto, la storia che qui si racconta è quella dei nostri tempi, dei nostri dubbi e della difficoltà di accettare la mutazione del mondo secondo la prospettiva dei nuovi “barbari”.

Se riguardasse la fotografia, questo libro probabilmente parlerebbe del diverso atteggiamento e della diversa cultura espressa dai fautori e dagli utilizzatori della fotografia tradizionale ed analogica (quelli che usano la pellicola, per intenderci), e quella espressa da quei fotografi ormai interamente e mentalmente “digitalizzati”.

Ma Baricco nel libro usa altri esempi ed altri ambiti: la musica classica, la Grande Muraglia, due dipinti di Ingres. Li usa benissimo, con un linguaggio chiaro, semplice ed efficace, e soprattutto è capace di combattere con strumenti non-barbari il diffuso pregiudizio culturale sui “barbari”.

Cito qui di seguito due righe tratte dal libro che possono servire ad inquadrare il suo punto di vista:

“….Quanto a capire in cosa consista questa mutazione, quello che posso dire è che mi pare poggi su due pilastri fondamentali: Una diversa idea di cosa sia l’esperienza e una diversa dislocazione del senso nel tessuto dell’esistenza…..la velocità al posto della riflessione, la superficie al posto della profondità, le sequenze al posto dell’analisi…la comunicazione al posto dell’espressione, il “multitasking” al posto della specializzazione, il piacere al posto della fatica….”


Alessandro Baricco
I BARBARI
Saggio sulla mutazione
Universale Economica Feltrinelli

Per saperne di più su Alessandro Baricco vai su: www.wikipedia.org

More from Villa Manin: Joe Oppedisano "extention" portrait is great!



Giusto per contraddire la mia scarsa fiducia nei tempi di consegna, di solito epocali, dei fotografi, Joe Oppedisano mi ha già mandato il mio ritratto "extention" fatto a Villa Manin circa due settimane fa. Joe realizza questi ritratti con una Nikon modificata appositamente al suo interno per ottenere questo risultato. (vedi la foto di backstage più giù nel Blog)
Il ritratto è davvero bello, grazie Joe!

Clicca sulla foto per ingrandirla/Click on the picture to enlarge.

Per saperne di più: www.joeo.com

Long Jump star Andrew Howe for "Max" Magazine.







Luglio 2008
E' uscito su "Max" in edicola da ora il mio servizio con il campione europeo di salto in lungo Andrew Howe. Al momento in cui scrivo dovrebbe essere già a Pechino per i giochi olimpici, dove è uno degli atleti italiani più accreditati per una medaglia.
In bocca al lupo Andrew!

Styling Filippo Biraghi.

Clicca sulle foto per ingrandirle/Click on the pictures to enlarge.